These Dreams of You: per ricordare Paolo Carù (Seconda Edizione 14/12/2025)

Guido Giazzi
8 minuti di lettura

Come l’anno passato, abbiamo voluto ricordare Paolo Carù con un evento musicale di grande risonanza. Organizzatore di questa speciale celebrazione è stato Andrea Parodi, in grado anche quest’anno di richiamare sul palco molti artisti che hanno ricordato Paolo tramite una serie di canzoni da lui molto amate. L’evento denominato These Dreams of You — titolo di una canzone di Van Morrison presente nel lato B dell’album Moondance— si è svolto nel teatro Auditorium della Parrocchia di San Luigi, a Somma Lombardo, in provincia di Varese. Il teatro ha una capienza di 250 posti: esauriti in un giorno, immediatamente dopo l’annuncio del concerto, mentre altre 100 persone sono rimaste in lista d’attesa. E anche questo, da parte dei lettori del nostro mensile, è stato un bell’omaggio, nel ricordo di una personalità molto amata come quella di Paolo Carù.

L’appuntamento These Dreams of You era inserito nell’annuale manifestazione Scrittrici Insieme, di cui Anna Carù è stata fin dagli inizi una delle promotrici. Molti gli ospiti presenti sul palco e ogni artista, con regola ferrea, si giocava la platea interpretando due brani. Forse i nomi di questi personaggi non sono notissimi, ma la loro esibizione in quel di Somma è stata grandiosa.

Procediamo con ordine. Tutti gli ospiti erano accompagnati dalla house band costituita da Alex “Kid” Gariazzo (vero direttore d’orchestra), il bravissimo Paolo Ercoli (che nel cuor mi sta) alla slide, l’eclettico Riccardo “Macca”Maccabruni alle tastiere e alla fisarmonica e una sezione ritmica di prim’ordine, costituita da Michele Guaglio al basso e Rafael Gayol alla batteria. Infine, la nutrita compagine era completata dai coinvolgenti Slide Piston, alias Raffaele Kohler alla tromba e Luciano Macchia al trombone.

Le danze sono state aperte dall’inglese Andy John Jones, che ha interpretato Werewolves of London di Warren Zevon (omaggiando così la copertina del nuovo Buscadero) e il brano The Night They Drove Old Dixie Down (The Band). Poscia, è salito sul palco il francese Eddy Ray Cooper, artista già noto ai nostri lettori perché spesso presente ai Buscadero Day estivi. Eddy Ray ci ha dato dentro con Me and Bobby McGee di Kris Kristofferson, seguita da una roboante Folsom Prison Blues (Johnny Cash). Brevi gli intervalli tra un artista e l’altro: è subito il turno di Ray Heffernan, irlandese ma, per questioni di cuore, da alcuni anni nostro connazionale. Ray ha fatto vibrare il pubblico con Rainy Night in Soho di Shane MacGowan e con un brano di John Prine dal titolo The Speed of the Sound of Loneliness, facendosi aiutare nel controcanto da Caroline Cotter. La quale ha poi interpretato, per sola voce chitarra, Universal Soldier di Buffy Sainte-Marie (canzone e tema che riprenderò nel prossimo editoriale: è una minaccia) e You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go (da Blood On the Tracks, 1974) dell’eterno Bob Dylan. È stato poi il momento di Elijah Wald, autore dei libri The Mayor of MacDougal Street (che ha ispirato il film dei fratelli Coen, A proposito di Davis), e Dylan Goes Electric, diventata poi la sceneggiatura su cui il regista James Mangold si è basato per il film A Complete Unknown. Elijah, in un buon italiano, ha presentato Desperados Waiting for a Train di Guy Clark (portata alla notorietà nella versione di Jerry Jeff Walker, nell’Italia d’inizio anni Settanta, dal programma radiofonico Alto Gradimento di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni) e la dolce Me and Billy the Kid, ricordandone l’autore Joe Ely, in quel momento non ancora scomparso.

Parodi si è concesso poi un breve spazio per presentare la versione italiana, da lui tradotta, di The Ghost of Tom Joad di Bruce Springsteen. Per concludere la serata, sono intervenuti l’americano Freddie Hall, un signore non più giovanissimo che ha sfoderato una notevole potenza vocale, ammaliando i presenti. Hall è stata la vera sorpresa della serata. Con voce tonante ha presentato My Girl dei Temptations e (qui ha giocato facile) una versione superba di Stand By Me. La chiusura era affidata a David Ford, anch’egli già presente nei Buscadero Day, con una bellissima versione di Heartattack and Vine di Tom Waits (con Gariazzo particolarmente ispirato) e un’energica Caravan di Van Morrison. David, lo ha confermato Parodi presentandolo, è venuto apposta dall’Inghilterra per ricordare Paolo e per rivedere gli amici musicisti. Ma la kermesse non era ancora finita: prima Rafael Gayol ha riproposto a suo modo, in maniera particolarmente sentita, Hallelujah di Leonard Cohen (per molti anni, Rafael è stato il batterista della band di Cohen e fra i due si era instaurata una profonda amicizia), mentre per il gran finale tutti gli artisti sono stati richiamati sul palco, a interpretare una versione corale di Dead Flowers degli Stones.

Per quanto riguarda gli interventi «parlati», io, Helga Franzetti e Claudio Giuliani abbiamo presentato il nuovo Buscadero (quello con Zevon in copertina, per intenderci); Claudio Trotta — organizzatore ed esperto di musica — ha omaggiato Paolo scegliendo alcune liriche tratte dalle canzoni di John Prine, David Bromberg, Jerry Jeff Walker, Ry Cooder, Van Morrison, Leon Redbone e Mose Allison, nonché facendosi accompagnare, nella loro declamazione, dalla chitarra di Alex. Un modo originale per ricordare un amico.

Grazie, quindi, a tutti gli artisti che hanno partecipato e in un intervallo di tempo davvero circoscritto (ovvero, solo il pomeriggio prima del concerto) hanno predisposto questo spettacolo: un’operazione che, per bravura degli interpreti, selezione dei brani e calore del pubblico, avrebbe meritato altre repliche. Grazie anche ad Andrea Parodi, vero motore di questa festa, e un grazie anche al Sindaco di Somma Lombardo, Stefano Bellaria, e alla giunta comunale, che hanno permesso e sostenuto la manifestazione.

Mi sia concessa, però un breve nota polemica — in cauda venenum, dicevano i colleghi (cronisti) latini qualche secolo fa. Pur essendo Paolo e Anna personaggi molto noti a Gallarate, città dove hanno abitato e dove da lunga data è ubicato il negozio Carù Dischi (glorificato anche dalla stampa specializzata straniera), ebbene la loro cittadina non ha mai fatto nulla per ricordare i coniugi Carù. Spero che qualche responsabile del Comune legga queste note, perché in un prossimo futuro ci piacerebbe celebrare Paolo e Anna anche nella loro città. Al prossimo anno, allora: non mancate.

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