Tord Gustavsen Trio, Changing Places

Ernesto D Angelo
3 minuti di lettura

TORD GUSTAVSEN TRIO
Changing Places 
ECM
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Nel ricco catalogo ECM, un pianista si è da un paio di decenni imposto per la sua poetica e il suo florido stile strumentale. Stiamo parlando di Tord Gustavsen, norvegese di 54 anni attivo sin dai primi 2000. Questo artista ha già alle spalle una decina di bei dischi a suo nome, oltre a numerose collaborazioni. Tra le sue creature più amate e riuscite c’è il Tord Gustavsen Trio — sei dischi all’attivo di cui ben tre con Harald Johnsen al contrabbasso e Jarle Vespestad alla batteria. E proprio adesso, l’etichetta di Manfred Eicher rimanda in stampa il primo dei tre album con la superiore line-up, ossia Changing Places, 13 tracce in cui già ventidue anni fa questo notevolissimo pianista mostrava appieno le sue caratteristiche liriche e tecniche.

Nel suo eloquio, infatti, si rintraccia(va)no alcuni evidenti riferimenti alla poetica di Keith Jarrett, alle rarefazioni di Paul Bley e al creativo straniamento urbano-cosmico del compianto Esbjörn Svensson. E tanto altro ancora. L’intesa di questo trio è di livello sublime, aspetto già rilevante in Deep As Love, malinconica melodia che varrebbe la pena di ornare con un ispirato testo di Paolo Conte per via del suo incedere tra standard jazz e romanza. A essa fa seguito Graceful Touch, dagli accenti vagamente piazzolliani e dal passo grave e solenne, clima che fa capolino anche in Where Breathing Starts.

Viceversa, Ign appare quasi degna del mondo di Erik Satie, ma con un occhio a certa eleganza americana che ha in Brad Mehldau e Fred Hersch due sicuri campioni. Tornano le atmosfere nostalgiche in Melted Matter, dal portamento cameristico-evansiano, e medesima aria si respira in Turning Point (arricchita dal bell’intervento di Johnsen). Più astratta è At A Glance, ancora splenica e intrisa di sotterraneo blues (ancor più manifesto in Song Of Yearning). E se il breve sospeso Interlude convoglia incertezze esistenziali, Going Places ci appare come un pezzo di Jarrett senza miagolii e civetterie. Sono, invece, talune intuizioni di Bley ad animare Your Eyes, rendendolo memorabile.

Per completezza va detto che di Graceful Touch è pure presente una variazione (o take alternativa), ugualmente preziosa, e di Song Of Yearning una breve ripresa per solo piano. A sipario calato, permane una certezza: nel 2025 questo disco rappresenta ancora uno dei fiori all’occhiello della label tedesca.

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