Various Artists, Can’t Get Enough: a Tribute to Bad Company

Marco Verdi
3 minuti di lettura

VARIOUS ARTISTS
Can’t Get Enough: a Tribute to Bad Company
Primary Wave
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A ridosso della loro introduzione nella Rock’n’Roll Hall of Fame, viene pubblicato il primo tributo ufficiale ai Bad Company, una delle migliori e più apprezzate rock band degli anni Settanta: Can’t Get Enough: a Tribute to Bad Company (dove la title-track è peraltro stranamente assente) è uno di quegli omaggi nei quali le varie interpretazioni non avvicinano né tantomeno superano gli originali, ma sono comunque in grado di offrire un’esperienza piacevole. E poi, l’operazione ha avuto l’approvazione della band stessa: sia Paul Rodgers sia il batterista Simon Kirke, infatti,appaiono in più di un brano.

Per la verità, il disco non parte benissimo, in quanto il countryman Hardy non è uno che graffia e la sua Ready for Love, seppur potente nel suono, è indecisa se prendere la strada del country-pop mainstream o dell’hard rock di maniera, finendo per essere né carne né pesce. Meglio la Shooting Star degli Halestorm (con Rodgers alle armonie), un po’ tamarra ma ben suonata, e con la voce arrochita di Lzzy Hale a fare la differenza; Feel Like Making Love è una grande rock song e Slash (con il suo abituale partner vocale Myles Kennedy) la rifà rispettandone il prototipo ma aggiungendo il suo personale tocco chitarristico. I Blackberry Smoke portano un po’ di Southern nella musica dei Bad Company con una gustosa Run with the Pack (Rodgers approva e presta anche qui la sua ugola), mentre gli Struts — rock band inglese nel solco dei Queen — entrano bene nel mood dell’iniziativa con una Rock’n’Roll Fantasy vibrante e diretta.

Trovare in un lavoro come questo Charley Crockett è già di per sé una sorpresa, ma il cowboy texano stupisce ulteriormente con una strepitosa ripresa di Bad Company, giusto a metà tra western e classic rock, una cover creativa che dona nuova linfa a un brano molto noto. A differenza dei Dirty Honey, che ripropongono Rock Steady senza osare più di tanto, come se avessero paura di rovinarla (rifacendosi però con un ottimo finale chitarristico). I Black Stone Cherry trattano Burnin’ Sky picchiando duro e senza un minimo di classe, ma il CD termina in crescendo con un’ariosa e folkeggiante Seagull,cantata da Joe Elliott dei Def Leppard (ancora con Rodgers e pure Kirke), e una All Right Now (era dei Free, ma va bene lo stesso) ben interpretata dai Pretty Reckless dell’avvenente nonché grintosa Taylor Momsen.

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