Various Artists, Knockin’ On Freedoom’s Door

Sofia Virginia Raccio
3 minuti di lettura

VARIOUS ARTISTS
Knockin’ On Freedoom’s Door
2CD, Calderone/Portieri 
***1/2

L’idea di un album tributo evoca spesso diffidenze istintive, specialmente quando l’artista omaggiato è un monumento della cultura popolare come Bob Dylan. Tuttavia, come già dimostrato dai precedenti progetti curati da Marco Calderone — American Boy: Storia di un ribelle americano, dedicato a Tom Petty, e Johnny Cash Is a Friend of Us — una cura scrupolosa, unita a una profonda libertà artistica, può produrre risultati di elevata qualità.

Il cofanetto, con doppio CD e libro illustrato, offre ventuno tracce estratte dalla vasta produzione dylaniana, abbracciando una varietà stilistica sorprendente. Il cuore pulsante di Knockin’ on Freedom’s Door è il concetto di libertà, inteso come la licenza data a musicisti provenienti da Italia, Australia e Stati Uniti di slegare i brani dylaniani dalle loro coordinate originali e reinventarli. Frutto di una produzione indipendente (Antonio Portieri), di un missaggio magistrale (Stefano Malvasia) e di una veste grafica firmata dall’artista yemenita Aladin Hussain Al-Baraduni, questa filiera brilla per esecuzione e originalità. Il fattore di maggiore sorpresa e interesse risiede nell’eterogeneità dei generi abbracciati: un caleidoscopio che spazia dal blues al country, dallo ska al reggae, dal roots al bluegrass fino al garage punk.

L’ascolto si apre con Don’t Think Twice, It’s All Right interpretata dalla dobroista statunitense Abbie Gardner, e prosegue con Señor (Tales of Yankee Power) dei Gypsies & Fools, carica di pathos desertico. L’australiano Aaron Pollock supera l’esame con una versione voce e chitarra di Tangled Up in Blue, mentre il texano Stefan Prigmore dona nuova luce a I Shall Be Released. Degna di nota è l’interpretazione rock-blues di A Hard Rain’s a-Gonna Fall da parte dell’australiano Frank Sultana, ma il progetto offre ampio spazio al contributo della scena italiana: Forgetful Heart è reinventata dalla voce profonda di Swanz The Lonely Cat e dal theremin di Vincenzo Vasi, i Red Wine e il duo country Quarry Brothers lavorano su classici come You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go e Billy 1.

La sezione ritmica dylaniana è esplorata in chiave reggae (Hurricane di On Faya and The Early Vibes) e ska (The Man in Me dei Lou Del Bello’s Teenagers in Love), mentre i bolognesi Muddy Worries spogliano Maggie’s Farm di ogni orpello folk con un’irriverente interpretazione grunge. La raccolta si chiude con Blind Willie McTell, la cui versione, eseguita dai Mandolin’ Brothers, rievoca la traccia con Mark Knopfler rimasta a lungo inedita.

Knockin’ on Freedom’s Door, che è possibile acquistare senza costi di spedizione scrivendo a info@marcocalderoneproduzioni.com, celebra la grandezza di un autore le cui strutture testuali e armoniche resistono al tempo e al genere concedendosi la libertà di «tradirlo», così da rendere l’ascolto consigliato a chiunque voglia riscoprire Dylan da un’inquadratura diversa e inaspettata.

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