VARIOUS ARTISTS
Sweet Relief: We Can Help
2LP, Flatiron
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A inizio ’90, il progetto Sweet Relief era nato attorno alla figura di Victoria Williams con lo scopo di raccogliere fondi per aiutarla nelle cure per la sclerosi multipla. Poi si è evoluto in un vero e proprio fondo sanitario e assistenziale no-profit dedicato ai musicisti, soggetti che con il passare del tempo sono diventati sempre più esposti alle mutazioni liberiste di un’economia di mercato complicata da sostenere, specialmente per chi gravita in galassie lontane dal mainstream, tra costo della vita (artistica e non solo) in crescita perpetua e la continua erosione dei propri profitti avvenuta con l’avvento della musica liquida. In un quadro così desolante, pensare a un disco benefico per raccogliere risorse, quando di dischi non se ne vendono più, appare simile all’affrontare dei carrarmati muniti di pistole ad acqua.
Eppure, la Sweet Relief non ha mai smesso di provarci, e il fatto che nel 2025 non solo ci sia ancora, ma abbia anche incrementato il numero dei servizi offerti, è un segno di speranza per tutta la comunità musicale. Proprio da questa parola, «comunità», è nato il progetto We Can Help. Non, come in passato, una raccolta fondi per un musicista in difficoltà — la citata Williams, Vic Chesnutt, Joey Spampinato — né un tributo a un artista scomparso (Mose Allison, Lowell George, Don Heffington). Questa volta, al centro, c’è la collettività musicale, omaggiata attraverso una serie di canzoni e reinterpretazioni scelte dagli artisti partecipanti seguendo un generico tema riconducibile alla solidarietà. Musica per aiutare la musica.
Una compilation di 18 canzoni nella quale cuore e qualità vanno a braccetto, dalla scintillante I Can Help inzuppata in brodo country-folk da Peter Holsapple al classicismo di Richard Thompson in Humpy Back Man, dal blues da cantina del Peter Case di Help Me a quello lento, notturno e strabordante feeling di Lucinda Williams in Somebody Loan Me A Dime, fino a una Fiona Apple che per una volta lascia da parte cerebralismi vari per tuffarsi nella tradizione bluegrass con la Watkins Family Hour (e Benmont Tench al piano) in una deliziosa The Object of My Affection.
Case raddoppia con la beatlesiana Help in compagnia di Ben Harper, morbida ma non indimenticabile. L’uno-due riesce meglio a Michael Penn, che prima ammanta di soul Hallelujah! I’m A Bum (in duetto con Aimee Mann), quindi si affida al country dei Jackshit per una resa polverosa di un altro inno prebellico, Brother Can You Spare A Dime. Canzoni da Grande Depressione che suonano tristemente attuali anche novant’anni dopo.
Solo voce e chitarra per Willie Watson in un’asciutta Always Lift Him Up, che molti ricorderanno nella versione di Ry Cooder: pollice alto anche in questo caso. Sorprendono i poppettari Sixpence None The Richer con una versione notturna e malinconica del capolavoro The Needle And The Damage Done di Neil Young, mentre Victoria Williams non tradisce le aspettative con una jazzata Sunny Side Of The Street.
I dischi Sweet Relief si sono sempre caratterizzati per l’alto livello della proposta musicale: anche questa volta, l’obiettivo è stato centrato.


