WILLI CARLISLE
Winged Victory
Signature Sounds
***

Molte fotografie lo ritraggono accanto a un asino e, come sempre più spesso si sente, proclama che l’amore è più forte dell’odio, ridimensiona il profitto e il senso del denaro, suona banjo, concertina, fisarmonica, come se scendesse da un’altura della Carolina, guardando al Mexican border e facendo sosta in una posada dove si fa festa. Convinto delle qualità guaritrici della musica. Tutto questo ce lo rende simpatico a prima vista.
Suono rustico, piglio ruspante, voce tenorile, ironica e debordante, offre musica tradizionale, da pascoli e trattori, con un autentico spirito americano radicato nel tempo. Canta volutamente sopra le righe, travolgente nei suoi suoni, con una tendenza al racconto che ci fa venire in mente Arlo Guthrie e Jack Elliott. Quarto album, ora autoprodotto, un’attività che va avanti dal 2016. Nativo del Kansas, Willi Carlisle vive in Arkansas, dove l’aria è più pura e più genuine le relazioni. Country d’annata, bluegrass, OTM, chiaro songwriting, qualche lievissima sporcatura punk. Non si fa mancare niente, quando la sua proposta deflagra come un fuoco d’artificio, per una voce asprigna, festosa e talvolta malinconica. Profumo di campi e ruminature di animali nelle sue songs, per un crooner montano, cresciuto in una famiglia musicale, con un padre appassionato di polka.
Il flusso delle sue canzoni abbatte ogni resistenza e gira godibile fra fiddle poetici e risonanze di banjo che fanno a pensare a Earl Scruggs o a Doc Watson. Winged Victory va preso nello spirito giusto, permeato da una patina antica di danza e bisboccia, di festa da villaggio, circhi itineranti e fiere annuali. Un lavoro all’antica che non lascia tregua, da storyteller, multicolore e teatrale il giusto. Beeswing arriva da Richard Thompson ed è cantata con entusiasmo. Con quel gusto un po’ bandistico di The Cottonwood Polka, le narrazioni di personaggi che sanno di vecchio West, spruzzi hillbilly e reflussi ragtime, una summa di musicalità che guarda più a sud che a nord. Decisamente poetico, per Wildflowers Groovin’, con una grinta che assalta la strumentazione nella title-track. Una bluegrass tune, Work Is Work, e altre canzoni semplici, resinose, ma arrembanti, che magnetizzano della loro carica.
Musica di padri e di figli che spolverano la storia di tutte le combinazioni del folk locale, con un senso di continuità e di gioiosa attitudine a suonare.


