Interviste

Fotheringay: intervista a Jerry Donahue

In apparenza, Nothing More. The Collected Fotheringay sembra uno dei tanti miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci di cui è capace l’industria discografica allo stato attuale delle cose. I Fotheringay sono stati un gruppo che nella brevissima vita, essendo durati poco più di un anno tra il 1970 e il 1971, hanno pubblicato solo l’omonimo disco d’esordio. Il secondo era già destinato a diventare il classico lost album (e tale è rimasto fino al 2008) perché nel bel mezzo delle registrazioni la cantante dei Fotheringay piombò in studio dichiarandone la fine. Nel meraviglioso mondo in cui viviamo quella storia frammentaria e bruciante viene adesso celebrata con un cofanetto (splendido) di tre CD e un DVD che, nella sostanza, contiene tutto, o quasi, quello che bisogna conoscere sui Fotheringay. Potrà sembrare eccessivo, e forse lo è anche, se non ci si districa un po’ tra la filigrana delle vicende umane, personali e caratteriali, nonché artistiche e professionali dei personaggi coinvolti nelle trame che si svelano aprendo Nothing More. La sceneggiatura di un film, già scritta.


Chi è l’artefice di Nothing More. The Collected Fotheringay, il box che raccoglie tutta la produzione discografica, le apparizioni televisive e dei documenti on stage del gruppo? La Island o anche tu e Pat Donaldson e Gerry Conway?
Hanno fatto tutto loro. Non mi hanno chiesto di partecipare, anche se a tutti gli effetti, alla fine ho prodotto il secondo dei tre dischi e ho lavorato al mastering di quasi tutte le canzoni e del DVD. Ho partecipato anche ai mix dei brani dagli archivi della BBC, per cui comunque sono stato parecchio coinvolto.

Sei soddisfatto, comunque, del risultato di Nothing More?
Sì, certo, Nothing More è un bellissimo cofanetto, l’artwork è magnifico, e c’è tutta la storia dei Fotheringay, nessun dubbio, in proposito. Anche il libro è fatto molto bene, ed è scritto in modo coinvolgente e interessante.

Non è sorprendente che venga fatta una proposta del genere, tre CD e un DVD per un gruppo che, dopo tutto, è stato insieme un solo anno, dal gennaio 1970 a quello del 1971 e ha pubblicato un solo album, Fotheringay, nel corso della sua esistenza?
Sì, in effetti all’inizio, tutto questo interesse ha stupito anche me, ma poi pensandoci bene, ci sono tutti i motivi, a partire dalla musica, e dallo spirito con cui la vivevamo.

La cover di The Way I Feel di Gordon Lightfoot è eccellente, chitarre e voci brillano insieme, così come è molto bella la versione di un altro traditional. Wild Mountain Thyme, che avevano rifatto anche i Byrds nel 1967. Era un momento speciale per il folkrock quando avete fondato i Fotheringay?
E’ stato un momento fortunatissimo, c’erano i Fairport Convention, gli Steeleye Span, i Pentangle, c’eravamo noi e credo che il nostro cofanetto, così come la biografia di Mick Houghton di Sandy (Denny), uscita all’inizio di quest’anno, I’ve Always Kept A Unicorn rendano davvero l’idea di cosa stava succedendo in quel momento.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 378 / Maggio 2015

Articoli Correlati

QUESTO MESE

Facebook

Partner

Blog