Recensioni

Eleanor Friedberger, New View

Eleanor Friedberger, New ViewELEANOR FRIEDBERGER
New View
Frenchkiss
***½

Quando esordirono con Gallowsbird’s Bark nel 2003, forse perché formati da fratello e sorella, i Fiery Furnaces vennero subito infilati nello stesso calderone dei White Stripes (che per l’appunto, all’epoca, ancora si pensava fossero fratello e sorella). Ma se all’inizio, in effetti, la musica del duo qualche parentela col garage rock e col post-punk ce l’aveva, coi dischi successivi dimostrarono di essere tutt’altra cosa, decisamente più complessa, inafferrabile, in definitiva originale.

Con un lascito di sei album in studio uno più bello dell’altro (compreso uno approntato con la loro nonna!) e un doppio live, dal 2009 i Fiery Furnaces sono entrati in stand by e chissà se mai daranno un seguito all’ultimo, profetico fin dal titolo, I’m Going Away. Da allora, Matthew e Eleanor Friedberger hanno continuato a fare musica separatamente, marcando senza mezze misure una differenza di visione delle cose.

Decisamente più sperimentale l’attitudine di Matthew, autore di numerosi album (la serie Solos, sei dischi basati ciascuno sull’uso di un particolare strumento; l’ambiziosa colonna sonora per l’immaginario horror Matricidal Sons Of Bitches), circolati scarsamente ed in genere assai poco ascoltati. Eleanor, che nei dischi dei Fiery Furnaces era essenzialmente la cantante, limitandosi a scrivere giusto qualche testo, si è invece riscoperta abilissima cantautrice, piuttosto classica nella forma scelta, ma dotata comunque di una voce personale, come evidenziato dai due gioiellini pubblicati finora, Last Summer del 2011 e Personal Record del 2013.

Chi li aveva ascoltati non avrà aspettato questa recensione per far proprio il nuovo New View, trovandosi così di fronte al definitivo sbocciare di un talento autentico. Hanno una marcia in più queste canzoni, in termini di suono, di scrittura, di feeling. La voce di Eleanor non era mai stata così calda e partecipe, il suo songwriting mai era stato così vicino a cristallizzare una cifra così personale, fusa ad un classicismo rock evidente fin dal primo ascolto.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 386 / Febbraio 2016.

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