Foto: Rodolfo Sassano

In Concert

Calexico live a Milano, 14/3/2018

Nonostante la direzione più mainstream dell’ultimo album The Thread That Keeps Us abbia fatto storcere il naso ad alcuni, lo scorso 14 marzo l’Alcatraz di Milano era parecchio affollato quando alle 21,30 i Calexico sono saliti sul palco per dare inizio ad uno spettacolo che al solito ha scatenato gli entusiasmi di una festa.

A dire il vero, la serata non era cominciata con i migliori auspici, perchè, per quanto comico, l’opening act Camilo Lara, leader della formazione Mexican Institute Of Sound, ha convinto poco o nulla con un rap oriundo piuttosto pacchiano, che nemmeno l’accompagnamento dei Calexico al gran completo è riuscito a rendere più accattivante. Da un lato non si può negare che con quell’aspetto buffo e donchisciottesco, il buon Camilo sia riuscito a guadagnarsi immediatamente la simpatia del pubblico e i favori di Joey Burns, che l’ha voluto accanto a sé per l’intero concerto, ma d’altro canto la sua presenza è sembrata poco incisiva per trasformarsi in una semplice nota di colore nei (per fortuna!) rari momenti in cui gli veniva concesso spazio.

Tutt’altra musica quella proposta dalla band di Joey Burns e John Convertino, anche se, come mai in precedenza, i Calexico sono parsi in versione Dr. Jekyll e Mr Hyde, alternando i suoni più ruvidi e “diritti” e i temi impegnati e “politici” delle nuove canzoni alle atmosfere affascinati e agli sfondi romantici del repertorio passato con un contrasto che a tratti è parso quasi stridente anche se molto probabilmente voluto. E’ possibile che dal vivo il materiale di The Thread That Keeps Us sia ancora in fase di rodaggio o forse che gli sia mancata la spinta di una chitarra solista che Jairo Zavala ha maneggiato con eccessiva parsimonia (neppure quando chiamato in causa direttamente è riuscito a fare la differenza), sta di fatto che a stregare il pubblico sono state ancora magie di confine come Across The Wire, l’ormai classica Minas De Cobre, Frontera/ Trigger, Sunken Waltz, una bellissima The News About William e la straordinaria ed intensissima Black Heart, episodi in cui le trame sonore si fanno più sofisticate e si colorano degli ottoni di Martin Wenk e Jacob Valenzuela, del contrabbasso di Scott Colbert e delle tastiere e della fisarmonica di Sergio Mendoza, lasciando affiorare seducenti arie spaghetti western, raffinati controtempi jazz e deliziosi aromi mariachi.

Nello spettacolo non sono mancate le variazioni latine con i ritmi trascinanti delle speziate Flores Y Tales e Cumbia De Donde, scenografiche ballate dagli sfondi desertici come Thrown To The Wild, emozionanti acqurelli elettroacustici come Girl In The Forest o Music Box e nemmeno sorprese come una Crystal Frontier virata Motown, un’ondivaga e funky Another Space e una versione di Bigmouth Strikes Again degli Smiths orfana solo della chitarra di Johnny Marr, mentre in chiusura Guero Canelo si è trasformata in una festosa e contaminata sarabanda che avrebbe potuto continuare all’infinito.

Si è ballato, cantato, saltato e sorriso parecchio sia sul palco che in platea: tanto basta e avanza perchè ogni concerto dei Calexico possa essere considerato sempre e comunque un successo.

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