Foto © Paolo Rolando

In Concert

Carlo Verdone con Enzo Gentile a Biella, 25/5/2024

Un Carlo Verdone in grande spolvero quello di sabato sera a Biella sul palco del cinema teatro Odeon, ad intrattenere un pubblico entusiasta, divertito e interessato. Uno spettacolo di musica e parole che fino a qualche tempo fa girava assieme al compianto amico Ernesto Assante, ultimo episodio al Carcano solo un anno fa, e che per la sosta di questa edizione 2024 al festival di Microsolchi, organizzata da Piano Bi, ha visto la guida di un’altra grande firma, Enzo Gentile.

Verdone, con il suo naturale aplomb e “rubando” la matrice carnevalesca ai personaggi storici del suo repertorio, racconta di ricordi e di passioni legati a tempi andati ed episodi che hanno incorniciato e puntellato la sua vita: da ragazzo, da curioso amante della musica, e da artista ormai affermato. Cresciuto respirando arte e cultura nella casa romana dei genitori, il suo abbrivio nella musica avvenne con le grandi colonne sonore dei film Western: “Le copie che regalavano a mio padre quando faceva il critico cinematografico”, poi il primo amore per quel giradischi che alle feste della vicina dava voce al beat italiano e il meraviglioso Shaub Lorenz di papà col quale per la prima volta ascoltò la Twist and Shout di una monumentale “band di zazzeroni”.

“Col tempo iniziai a collezionare dischi e formammo una band, i Sound Player”. Il concerto dei Beatles a Roma, al Teatro Adriano, regalatogli dal padre per fare pace dopo avergli preso a calci la batteria in seguito al responso scolastico con esito di una bocciatura e davanti a un Anna Magnani sbigottita, quasi sdegnata, dalle urla delle ragazzine, l’arrivo di Blonde On Blonde, col quale conobbe il bardo di Duluth che da quel momento tracciò un segno indelebile. Il suo amore per il grande Jimi Hendrix e il ricordo più che presente degli Experience in quel giugno ’68 al Brancaccio, portando volentieri a casa acufeni per due giorni a causa dei volumi micidiali. “Hendrix era un incendiario, dal vivo andava ascoltato così… il suo primo album ha un impatto vulcanico, rammento fu qualcosa di incredibile”.

E non per nulla di Maledetto il Giorno che Ti Ho Incontrato ne fece l’unico film al mondo con 5 pezzi del maestro di Seattle in colonna sonora (“Fu anche ‘na botta de culo acquistarne i diritti, era un periodo di transizione prima che passassero alla sorella, un interregno del quale potremmo approfittare“). Poi la sua intervista per il Venerdì a Page e Plant, “due signori, due figure artistiche eleganti e due musicisti molto preparati, che citarono nei loro discorsi Robert Johnson e Gary Moore fra i migliori chitarristi di ogni epoca. Mi concessero 40 minuti, agli altri 10/15 minuti, forse perché non avevo preparato le domande classiche da giornalista, non essendolo in effetti. Bonham è stato il più grande batterista rock del mondo, e resterà tale. Dl vivo ho visto quasi tutti i rocker più importanti, solo loro non sono riuscito. Resterà il rammarico”.

Ma ancora, gli Who e lo stile maledetto di pete Townshend, David Bowie, conosciuto a casa di Versace e grande appassionato d’arte, col quale si intrattenne su discorsi attorno al movimento impressionista minore, i giorni in Grecia (“sempre pe’ ‘na botta de fortuna”) assieme a David Gilmour e la commozione per l’indimenticato Johnny Cash, un uomo ed una storia che hanno strappato la rivalsa dopo una lunga dannazione…. per finire, a sorpresa, con chi “ancora resta tra i vivi, risultando anzi un giovane talento canadese” che risponde al nome di Colter Wall, pupillo del nostro Buscadero e in copertina a Maggio 2017. Coincidenze, forse, ma piacevoli.

Una ricca carrellata ricamando un ampio lembo della storia della musica con numerosi estratti video e in compagnia di Alex Gariazzo con i suoi Helter Shelter a distillare chicche fra i migliori brani dell’intero repertorio del rock classico. Tempi fertili ed emozionanti. Per chi li ha vissuti, indimenticabili.

E non solo: acute riflessioni su quanto rimane oggi e da parte di chi: “Non cedono perché hanno ancora un pubblico e hanno consacrato un’intera vita al pubblico, ai live, ma c’è una seconda ragione: non guadagnano più con i dischi, ahimè. Io non sono un passatista, però c’è da dire una cosa: prima che il pubblico ti dia il cartellino rosso te lo devi dare tu. È come se io faccio il comico e non facessi più ridere” amara verità, sincera espressione del saper riconoscere il momento giusto su quando calare dignitosamente il sipario.

Per adesso il suo continua a restare alto: grande compagnia e grande simpatia a deliziare una serata che alla fine anche così “è solo Rock and Roll”!

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