Foto © Lino Brunetti

In Concert

Curtis Harding live a Milano, 20/3/2022

Sembra ancora incredibile, specie quando a suonare sono artisti che arrivano addirittura da oltreoceano, ma incrociando le dita, fatto salvo qualche persistente rinvio, sembrerebbe che i tour siano ripartiti. Ancora alcune restrizioni permangono, ma ormai dovrebbe essere imminente un ritorno se non alla completa normalità, quantomeno a qualcosa che ci va abbastanza vicino. Nel frattempo godiamoci quello che passa, che non è poi comunque poco.

Fin solo a pochissimo tempo fa, sarebbe stato praticamente impensabile sperare di poter vedere dalle nostre parti uno come Curtis Harding, ma, sintomo che le cose stanno davvero cambiando, il musicista e cantautore americano è invece arrivato davvero, con la sua band, sulle assi del palco del Biko di Milano, locale fortunatamente sopravvissuto a questi due ultimi anni (ad altre venue analoghe come l’Ohibò o il Serraglio, per dirne due, non è andata altrettanto bene), dove avevo visto l’ultimo concerto prima del lockdown e dove è stato sicuramente un piacere tornare, ancor più considerando lo spessore dell’artista in programma in questa serata prontamente andata sold out. Certo, la capienza non era al 100%, ma il buon Simone Castello, promotore del concerto, mi ha rivelato che aveva almeno altre 150 persone in lista d’attesa per poter entrare, quindi il risultato sarebbe stato lo stesso anche a capienza piena.

Nato in Michigan, ma cresciuto ad Atlanta, in Georgia, Harding ha mosso i primissimi passi in ambito hip hop, per poi trovare la sua strada in una musica dalla grana decisamente più vintage e dalle radici affondate nel passato, proponendo una mistura di soul, r&b e garage rock, dapprima in un band messa assieme con membri di Black Lips e Night Beats, poi, rimanendo nel giro della Burger Records, esordendo da solista nel 2014 con l’ottimo Soul Power, prima del passaggio su Anti con i due dischi seguenti, Face Your Fear del 2017 e il recente If Words Were Flowers, uscito a novembre dello scorso anno.

Fisico minuto e scattante, occhiali di Gucci in faccia, catena al collo e qualche dente d’oro a far capolino nella dentatura, Harding sale sul palco imbracciando una Fender Jaguar, accompagnato da un solido quartetto di musicisti, spesso sentiti anche nei suoi dischi, ovvero Aaron Stern al basso, Michael Villiers alla batteria, Tylor Morris alla chitarra solista e Jeremy Gill a tastiere e sax. 

Appare chiaro fin dalle prime battute che il sound non sarà quello lussureggiante e rotondo dell’ultimo album, arricchito da sezione fiati e inserimenti d’archi, quanto piuttosto quello di una soul music carnale ed eccitante, rinvigorita da un approccio rock garagista, che trova perfetta espressione nel groove e nel tiro offerto dalla sezione ritmica e nei fraseggi e negli assoli offerti da un chitarrista efficace quale Morris, spettacolare anche a livello di suono (e pazienza se per tre o quattro pezzi, dopo aver rotto una corda della chitarra, opterà per farsi prestare quella del leader,  scompaginando anche un po’ la scaletta, prima di decidersi finalmente a cambiarla).

Harding, dal canto suo, pur non essendo un frontman particolarmente istrionico (ma neppure statico), è un cantante di vaglia, efficace sia quando c’è da mostrare grinta e spingere fuori la voce, sia quando è necessario giocare di fino tirando fuori un vellutato falsetto. A rendere il tutto particolarmente coinvolgente ci pensa un repertorio sopraffino, estrapolato da tutti e tre gli album, perché di canzoni spettacolari Curtis Harding ne ha diverse nel repertorio e qui si susseguono una via l’altra, da una magistrale Hopeful, la cui veste live non risente minimamente della maggior asciuttezza sonora (anche perché in questa, come in altre canzoni, Gill è perfetto nelle retrovie a riempire gli spazi con sax e tastiere), passando per pezzi come Till The End, Need My Baby, On And On, fino al gran finale con una sempre super eccitante e contagiosa Need Your Love, prima del bis con Keep On Shining e As I Am  a chiudere quasi due ore di uno show a cui era doveroso non mancare. Non fatelo la prossima volta che Curtis Harding porterà la sua musica dalle nostre parti.

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