Recensioni

Eli “Paperboy” Reed, My Way Home

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My Way Home
Yeproc
***½

Nel 2009 la rivista inglese Mojo votò Eli “Paperboy” Reed, nato nel 1983 a Boston come Eli Husock, artista emergente dell’anno, questo per dirvi che Eli Reed non è un pivello ed è in giro da diversi anni. Ha girovagato in lungo ed in largo per gli Stati Uniti, da Boston a Clarksdale nel Mississippi dove si è immerso nella cultura dei juke joint, poi a Chicago dove si è iscritto ad una scuola di sociologia e contemporaneamente ha animato uno show per la college radio WHPK chiamato We Got More Soul.

Tornato a Boston ha debuttato come cantante con l’album Sings Walkin’ & Talkin’ & Other Smash Hits una collezione di cover e brani originali edito da un’etichetta minore. Il successo locale lo ha portato alla Q Division Records con la quale ha registrato nel 2008 Roll With You e poi alla Capitol per la quale ha realizzato Come and Get It!. Il passaggio ad una major gli ha consentito una esposizione su più larga scala, anche internazionale e l’interessamento della Warner Bros., un accasamento che gli ha fruttato nel 2014 Nights Like This, disco che non ha portato però le vendite sperate.

Tornato ad una piccola etichetta, la YepRoc, Reed pubblica adesso probabilmente il lavoro più interessante della propria discografia, un album, My Way Home, che mette a fuoco tutte le componenti del suo stile, in primis la sua bravura di cantante, e poi la brillantezza nello scrivere canzoni di soul music e R&B come si usava fare tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta.

Supportato da una voce forte e squillante, urlata ma melodicamente plasmata nelle ballate, che può ricordare Wilson Pickett e Jackie Wilson e nei frangenti più scatenati si spinge fino a James Brown, la musica di Eli Reed è sanguigna, viscerale e appassionata e si allinea con il generale interessamento verso il soul da parte dell’ultima generazione di musicisti e cantanti bianchi americani, nomi come Nathaniel Rateliff, Anderson East, Sturgill Simpson, il nero Black Joe Lewis, gli Alabama Shakes, Lake Street Dive, Reigning Sound, oppure l’inglese James Hunter.

Trovi l’articolo completo su Buscadero n. 391 / Luglio-Agosto 2016.

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