Recensioni

Graziano Romani, Vivo/Live

grazianoromaniGRAZIANO ROMANI
Vivo/Live
Route 61 – 2CD
***½

Vivo/Live piuttosto che la celebrazione di una carriera in tutti i suoi risvolti (dai Rocking Chairs alla trilogia dedicata agli eroi dei fumetti della Bonelli) sembra la rivendicazione puntuale di un lungo percorso. La differenza è sottile, ma evidente. Ci vuole molta forza per tenere insieme roba tanto diversa, la canzone d’autore italiana e il rock’n’roll, i Nomadi e gli Who (la versione di Won’t Get Fooled Again), Woody Guthrie e Zagor e d’altra parte la disposizione di Graziano Romani come performer non si discute, avendo avuto il maestro che ha avuto (omaggiato con The Price You Pay, ma si sa che potrebbe cantare l’intera discografia springsteeniana, outtakes e bonus tracks incluse).

Vivo/Live ha lo scopo di mostrare tutta la gamma delle possibilità, a partire proprio dal palco, dove è stato registrato e dove Graziano Romani si sente a casa. Il gruppo è solido, senza fronzoli e volitivo, perfetto nell’inseguire Graziano Romani in tante strade diverse. La prima parte, quattordici canzoni, è quella più esplorativa e retrospettiva: per non fare torto né a Tex né a Zagor c’è una canzone a testa (My Name Is Tex e Darkwood), ci sono un paio di accenni al passato (e al presente, vista la recente reunion) dei Rocking Chairs con Cast The Stone e Da che parte stai (che in origine era Listen To Your Heart), c’è un primo inedito (Soul Is Calling) e c’è una bella selezione di canzoni provenienti dal versante italico della sua carriera.

Trattandosi (anche) di un concerto, è logica la scelta di mettere in apertura il repertorio che ha bisogno di più attenzione, compresa Ramblin’ Round perché poi insieme nello Stesso viaggio stessa città comincia a tornare, prepotente, la voglia di sognare e suonare quell’America che ha sempre trovato in Graziano Romani uno dei suoi migliori interpreti. Il secondo disco, appunto, è un arrembaggio senza sosta verso il climax dello show dove Chuck Berry (la classicissima Johnny B. Goode) e gli Who, sono l’alfa e l’omega del vocabolario di Graziano Romani. In questo, l’esperienza con i Rocking Chairs è rappresentata da Old Rocker Busted, Freedom Rain e No Sad Goodbyes (un album purtroppo sottovalutato, all’epoca) che trascinano il concerto nel pulsare del rock’n’roll tout court.

Graziano Romani ci ha messo cuore e anima, heart & soul, per seguire l’impostazione antologica di Vivo/ Live e della sua carriera che, almeno stando agli ultimi due segnali (inediti) potrebbe svoltare di nuovo verso l’italiano. Doppio, bilingue, ricco e abbondante Vivo/Live è l’espressione più completa di Graziano Romani che, anche per l’occasione, si rivela molto generoso, come sempre/as usual.

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