Playlist, Speciali

Jailhouse Rock ep.1

MEMORIE DALLA QUARANTENA

Sono chiuso in casa da circa quaranta giorni, escludendo due breve visite al supermercato e poche passeggiate fino all’edicola del quartiere, ora tristemente chiusa. Attendo con ansia di portare giù la differenziata per fare le scale e prendere una boccata d’aria fresca.

Il tempo è meraviglioso: i 18 – 20°C di temperatura con leggera brezza sarebbero ideali per fare un lunghi giri in bicicletta, invece devo accontentarmi di guardare dal mio balcone la strada vuota e silenziosa. Emma, la bambina di tre anni che abita vicino a me, sta piangendo perché vuole andare al parco sull’altalena. Ma l’altalena, spergiura la mamma, si è rotta e non è utilizzabile. La scusa però non va a buon fine e il pianto a dirotto continua.

Approfitto di questa lunga sospensione del tempo per pulire tutti i dischi, estraendoli dagli scaffali. È un lavoro che ho sempre procrastinato, ma ora non ci sono alibi, è giunto il momento di  farlo. Pulire gli album, quasi tutti  custoditi  in buste di plastica, quasi tutti in ordine alfabetico: in teoria un metodo perfetto, tanto sai che quando cerchi un disco non lo trovi. Mai.

John Lee Hooker

E così in questi giorni di clausura forzata ho potuto riascoltare gli AudienceHouse on the Hill dalla copertina da mistery inglese – che da molto che non mettevo sul piatto, molti album di blues tra cui un mai dimenticato John Lee Hooker dal titolo Never Get Out of These Blues Alive: la guest star del brano omonimo (durata quasi 11 minuti) è Van Morrison e solo l’interpretazione dei due vale l’acquisto.

Quando la giornata è soleggiata e la malinconia è lontana, mi sparo a tutto volume i Travellin Wilburys  e per mezz’ora il mondo mi sembra più colorato e più bello (Congratulations mi apre il cuore).

Ritorno poi su sentieri a me più consoni e metto nel lettore un album di Paul Butterfield (P.B.Blues Band – The Original Lost Elektra Sessions) e mi proietto a Chicago in compagnia di Paul, Mike Bloomfield, Barry Goldberg, Charlie Musselwhite, Harvey Mandel e via via tutto il gruppo.

John Martyn

Per utilizzare al meglio il mio tempo mi metto di buzzo buono nell’ascoltare Frank Zappa e altri artisti che rispetto ma non sono mai riusciti ad entrare nella mio cuore (colpa mia non certo loro), ma poi ripasso ai miei preferiti e risento John Martyn (se vi capita riascoltate Fisherman’s Dream o la sua versione di Over The Rainbow: pura poesia), Ry Cooder in Bop Till You Drop, Tom Waits (alla sera) in Heartattack  & Vine,  e poi O Brother, Where Art Thou (colonna sonora del film omonimo), Joseph Spence (Complete Folkways Recording 1958), un bootleg di Dylan (More Infidels, contenente la più bella versione di Blid Willie McTell), il piano di Lennie Tristano, John Prine con The Tree of Forgiveness (e qui ora mi scorre una lacrima), Luigi Boccherini (Sinfonia n. 13, 15 e 16) e Mavis Staples in We’ll Never Turn Back e…

Nel frattempo, mentre continuo a pulire i dischi con il detergente per vetri e specchi, apprendo con dolore che purtroppo l’altalena è ancora rotta e lo sarà ancora per lungo tempo. Dobbiamo solo avere pazienza. 

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