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Jailhouse Rock ep.13

MEMORIE DALLA QUARANTENA MA TUTTO ANDRÀ VERAMENTE BENE?

Il quesito, forse, non è così angosciante come potrebbe apparire, ma certo, quando sarà il tempo di tirare le somme di quello che è successo, per molti se non per tutti, la vita cambierà in modo drastico, e non credo decisamente per il meglio: ma questo lo vedremo alla fine, che per ora mi sembra sia ancora molto lontana e nebulosa. Citando Le Mie Prigioni, di tale Silvio Pellico, che oltre ad essere una via del centro di Milano, è stato anche l’autore del libro italiano di maggiore fama e successo nell’Ottocento, più dei Promessi Sposi di Manzoni, nonché poeta, scrittore e patriota, di cui non possiamo certo paragonare la vicenda a quella che stiamo vivendo oggi nelle nostre case: in fondo a ben vedere, il protagonista di quel libro ha passato circa dieci anni della sua vita in detenzione al carcere duro nella fortezza dello Spielberg a Brno, in quello che allora era territorio dell’Impero Austriaco (nostri “grandi amici”), mentre noi ci stiamo avvicinando al secondo mese di lockdown, diciamo pure isolamento in italiano, durante il quale possiamo comunque uscire, con moderazione, a fare la spesa, andare all’edicola, dal panettiere, dal farmacista, fare quattro passi nei dintorni di casa e vedere certo poche persone dal vivo, ma la con la libertà concessa dai vari collegamenti digitali e non che possiamo utilizzare.

Certo gli effetti per molte attività lavorative, chiusi negozi di tutti i tipi, cinema, teatri, musei, stadi, luoghi dove si fa musica e mille altre situazioni che non vi elenco perché tanto certo le sapete, sono stati e saranno ancora più devastanti, soprattutto a livello economico, in futuro: le incognite su quello che succederà da qui ai prossimi mesi non sono neppure ipotizzabili, per cui il fatto di essere stati chiusi in casa per una cinquantina di giorni ad ascoltare musica, leggere libri, guardare film o spettacoli e serie televisive (a chi piace), tenersi informati sulle notizie, pessime, che arrivano da tutto il mondo, forse potrebbe fare sembrare futile quello che si fa appunto per fare passare il tempo.

Anche io, come altri di cui ho letto i resoconti in questa serie Jailhouse Rock, non ho cambiato in maniera radicale le mie abitudini, limitazioni appena citate fatte salve, per cui visto che come diceva Flaiano “la situazione politica in Italia è grave ma non seria”, in questo periodo mi sono dedicato alla lettura, cosa che facevo già prima, magari in modo più assiduo, specie in tarda serata e nottata, andandomi a rileggere qualche libro di carattere musicale, dedicato a biografie come The Beatles L’Opera Completa di Ian Mac Donald (in inglese il più efficace e poetico A Revolution In The Head), giornalista, scrittore e critico inglese di grande bravura che ha vissuto una sorta di vita da rockstar, morendo alla fine di overdose, ma che ha soprattutto realizzato questa opera che vi consiglio vivamente, e che analizza l’opera omnia dei Beatles con il rigore di un critico di musica classica, attento anche al minimo dettaglio, senza essere peraltro mai “palloso”, e quindi dato che è un libro che contiene anche un track by track di ogni singola canzone della loro discografia, si deve leggere e rileggere ascoltando i brani, con particolare attenzione nel mio caso per questa volta a A Day In The Life, Happiness Is A Warm Gun e Strawberry Fields Forever, da sempre tra i miei preferiti personali assoluti.

Oppure John Lennon Ricorda di Jann Wenner, il fondatore di Rolling Stone, (ri)ascoltando nel contempo il primo Plastic Ono Band, e ancora autobiografie come Life di Keith Richards, ma anche leggendo l’ultimo romanzo di uno scrittore americano che prediligo come John Irving, il cui Viale Dei Misteri non è probabilmente all’altezza dei suoi lavori migliori, ma sempre godibile. Ho avuto anche il tempo di completare la lettura della saga fantasy Il Libro Malazan Dei Caduti dello scrittore canadese Steven Erikson, una serie colossale di dieci libri, ciascuno ben oltre le mille pagine, di cui mi mancavano gli ultimi due episodi, considerata giustamente in giro per il mondo una delle serie fantasy più importanti del genere e anche tra quelle scritte meglio in assoluto: ognuno ha i suoi “piaceri proibiti”!

The Pretenders

Ma la maggior parte del mio tempo libero, quasi tutto quindi, a parte le incombenze giornaliere, l’ho dedicata ovviamente all’ascolto della musica, da sempre la mia passione primaria e anche una sorta di hobby/lavoro, d’altronde se state leggendo qui condividete. Come ordinare quindi questi ascolti? Con una delle mie tecniche preferite, cioè alla rinfusa, ma con una parvenza di senso logico. Inizierei con un ascolto legato ad un articolo retrospettivo scritto per il Busca in questo periodo, che mi ha portato a riascoltare il soggetto di questo tuffo nel passato, ovvero i Pretenders, dei quali in attesa del nuovo album Hate For Sale (posticipato, come mille altri in questo periodo, alla metà di luglio), mi sono andato a (ri)ascoltare tutta la discografia, che nel primo brano del primo omonimo album si apre con un brano esuberante come Precious, dove a un certo punto del pezzo Chrissie Hynde ci regala un sentito “Fuck Off”, dedicato ai tempi a un ipotetico boyfriend, ma che mi sento di girare con passione all’amato coronavirus.

Tra gli ascolti del periodo anche una discesa approfondita nell’opera di alcuni amati musicisti che ci hanno lasciato in questo periodo, in primis il grande John Prine, di cui vorrei segnalarvi Long Monday, che è stato anche il nome di una serie di Tributi Video trasmessi anche sul sito della nostra rivista, Hello In There, canzone quanto mai attuale in questi mesi in cui ci hanno lasciato tragicamente tanti anziani, e anche When I Get To Heaven, tra le tante splendide che ci ha lasciato il cantautore di Maywood. Come pure non si può non ricordare Hal Willner, di cui mi piace riammentarvi I Wanna Be Like You, cantata dai Los Lobos e presente in Stay Awake il tributo alle canzoni dei vecchi film della Disney. In questo periodo è morto anche Bill Withers, per problemi cardiaci non legati alla pandemia, andate a riascoltarvi lo splendido Live At Carnegie Hall. 

Laura Marling

Questo è stato anche uno strano periodo di dischi annunciati, rimandati, oppure di uscite a sorpresa, con moltissimo materiale uscito in formati digitali, che di solito non frequento, ma visto che se non puoi battere il “nemico” ti tocca allearti con lui, ho ascoltato molto, anche per lavoro, parecchi “dischi” usciti in questo formato: penso al nuovo splendido Song For Our Daughter di Laura Marling, che ha firmato forse il miglior album della sua carriera, che se amate ascoltare in CD o LP, dovrete aspettare fino a settembre. Stesso discorso per un nuovo lavoro in studio dei Phish, che ci hanno fatto uno scherzo da 1° aprile con l’uscita a sorpresa dell’ottimo Sigma Oasis; anche i Cowboy Junkies hanno aperto i loro archivi andando a ripescare dalle sessions di All That Reckoning il materiale pubblicato come Ghosts. Pure il nostro amico Joe Ely ci ha voluto regalare un disco a sorpresa, pubblicato d’impeto sulla scia del periodo che stiamo vivendo, nella forma del discreto Love In The Midst Of Mayhem, dove non mancano comunque un paio di zampate di classe come Soon All Your Sorrows Be Gone e There’s Never Been, in un album comunque sincero ed accorato.

Tra le sorprese del periodo due album di “sconosciuti di lusso”, che ho lasciato trattare e di cui vi ha parlato l’amico Marco Verdi: i giovani londinesi Blue Highways che nel loro Long Way To The Ground hanno un suono pimpante e “americano” all’ennesima potenza, e gli altrettanto ignoti ma validissimi Loose Koozies di Feel A Bit Free, che vengono da Detroit, ma sembrano dei figli illegittimi di Uncle Tupelo e Son Volt. Ottimo ed abbondante anche il Live At The Forum degli australiani Teskey Brothers, che dopo un paio di eccellenti album di studio ci regalano uno splendido disco dal vivo di pura Sweet Soul Music che ci allevia dalle angosce di questo brutto periodo.

Lucinda Williams – Foto: Danny Clinch

Ho ascoltato molto anche il bellissimo nuovo Good Souls Better Angels di Lucinda Williams, con una predilezione particolare per la splendida ballata conclusiva Good Souls, il frizzante nuovo live della David Bromberg Band Big Road e tra le altre tante uscite solo in formato digitale, ma rinviate nelle loro contropartite “fisiche”, il complesso ma affascinante Fetch The Bolt Cutters di Fiona Apple, Nashville Tears di Rumer, il suo disco country, rinviato però al mese di agosto, come pure Suzanne Vega  An Evening of New York Songs and Stories, anche questo rinviato in extremis in tutti i formati a settembre, insomma una mezza ecatombe che non sembra molto propizia per il futuro del mercato discografico. Oltre a moltissime altre prossime uscite, presenti e future, di cui leggerete sulle pagine della rivista, quindi direi che durante questo isolamento non ho certo avuto tempo per annoiarmi.

Insomma l’imperativo per il momento è “resistere, resistere, resistere”, sperando che tutto poi andrà veramente bene, anche se i dubbi sono tanti. 

Rock On And Keep On Rolling.

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