Playlist, Speciali

Jailhouse Rock ep.2

MEMORIE DALLA QUARANTENA

Molte volte nelle recensioni o negli articoli abbiamo scritto, talvolta anche abusando, che la musica ci ha cambiato la vita. Mai come in questo momento, in una quarantena che ormai dura da più da 40 giorni, funestata da notizie di contagiati e morti anche tra i nostri beniamini, (è recentissima la triste notizie della scomparsa di John Prine), la musica ci è stata vicina, ci ha dato conforto e ci fa resistere. Magari non a tutti ha cambiato la vita, ma sicuramente l’ha resa migliore, infondendoci anche una forza interiore che mai come in questi cupi momenti ci è sembrata pari all’affetto di una persona.

Dal punto di vista degli ascolti la mia quarantena ha visto alternarsi dischi ascoltati per solo piacere, magari andando a riscoprire ciò che non sentivo da molto tempo, e dischi ascoltati per “lavoro”. Cominciamo da qui. La lettura della biografia di Robbie Robertson, Testimony, una delle tre autobiografie rock assolutamente da leggere con Chronicles di Dylan e Life di Keith Richards, mi ha talmente “preso” che sono ritornato a sentirmi tutta la discografia di The Band sia in CD che in vinile, un gruppo che ho sempre reputato colossale e oggi reputo ancora di più, considerato come la loro musica non sia per nulla invecchiata,  e ha fomentato più di una generazione di imitatori e ammiratori. Negli ascolti anche i due box Across The Great Divide e A Musical History, quest’ultimo non lo avevo e me lo sono procurato strada facendo. Va da se che mi è venuta la voglia di scrivere un pezzo per il Buscadero, piuttosto lungo, dove si racconta la storia di The Band dagli inizi a The Last Waltz, seguendo il canovaccio della autobiografia di Robertson. Spero lo possiate leggere nei prossimi mesi.

The Band

Sempre per lavoro ho consumato il box antologico della Allman Brothers Band, Trouble No More- 50th Anniversary Collection, molto materiale edito ma parecchie chicche dimenticate e inedite. Ho cominciato a scrivere un libro sulla storia della Allman Bros. Band un anno fa vista l’irreperibilità sul territorio nazionale di libri su di essa. Ne era uscito uno bello per la Tarab anni fa, ma è fuori catalogo da tempo. Mi è balzata in testa l’idea di supplire alla mancanza scrivendone uno, ma una certa indolenza, la moto, le uscite all’aria aperta ed in barca a vela, le birre, il vino, il piacere della vita, le cene con amiche e amici, e la normale routine richiestami dal Busca, ha fatto sì che scrivessi solo due capitoli in una decina di mesi. Non sono un tipo disciplinato e metodico nello scrivere e spesso le idee mi vengono all’alba e scompaiono quando mi alzo. Adesso dopo 40 giorni di quarantena sono al capitolo dieci. Spero che la quarantena e il dramma che l’ha causata finiscano presto, ma ormai sono in pista. Il problema è che, al capitolo 10, sono solo a Brothers and Sisters. Non disperate.

Per diletto il mio ascolto è andato invece a ruota libera, freewhellin’. La lettura di due articoli del Busca, uno di Piero Capizzi, complimenti a lui, e uno di Raffaele Galli, mi hanno indotto al riascolto di un disco magnifico e libero come Sessions di Fred Neil (grazie ancora Capizzi) e a recuperare alcuni vinili dei New Riders of Purple Sage (grazie Raffaele). Il primo dei NRPS lo conosco a memoria per cui ho lasciato perdere, ed invece sul piatto mi sono messo LP Powerglide e Gypsy Cowboy, il loro secondo e terzo album. In particolare Gypsy Cowboy  mi ha fatto viaggiare a ritroso, agli anni settanta del country-rock quando eravamo tutti più felici, ingenui e un po’ fumati.

Lou Reed

Per un paio di settimane ho seguito la prassi di alternare un giorno di CD ed il seguente di LP, così da far respirare lettore e piatto. Poi sono andato random. Tra i CD ho apprezzato l’anomala escursione psichedelica di Dave Alvin in The Third Mind, e un disco che è passato inosservato ma dovrebbe piacere ai tanti fans di Tom Petty, ovvero Anybody Out There? di Sadler Vaden, uno che prima suonava con Jason Isbell. L’originale Kingdom In My Mind dei Wood Bros. mi ha fatto pensare a quanta fantasia ci sia ancora in quello che viene definito americana, mentre quando la notte faceva  capolino ho chiuso gli occhi e mi sono fatto trasportare da Perfect Day  un best di due CD di Lou Reed molto ben assortito e per nulla scontato. Di lui ho tutto ma in certi momenti le antologie sono fatte apposta per un ascolto ad ampio raggio d’azione. Anche l’ultima bootleg series di Dylan è finita più volte nel lettore, quella con Johnny Cash, indubbiamente una bella testimonianza, niente da dire, ma andava bene col the e le fette biscottate con marmellata al mattino.

Come il direttore Guido Giazzi, mi sono risentito in LP il John Lee Hooker di Never Get Out of These Blues Alive, il pezzo con Van Morrison è roba che nasce una sola volta nella vita, l’LP Victory Mixture di Willy DeVille perché ho scambiato on line le reciproche preoccupazioni sulla pandemia con il produttore Carlo Ditta. Ci relazionavamo sulla situazione nei singoli paesi, lui all’inizio era molto preoccupato in quale parte della Lombardia abitassi, poi ho cominciato io a chiedergli di New Orleans. In realtà lui vive 60 miglia più a nord del Lago Ponchertrain, e mi diceva che le agenzie internazionali citavano principalmente New York e la California come le più contagiate, ma New Orleans è falcidiata dal virus. Forse, come con Katrina, ci sono troppi poveri afro-americani per parlarne, contano solo come numero. Altri LP ascoltati: I’m Jessi Colter, country classico, gli splendidi To Bonnie From Delaney degli allora coniugi Bramlett, personale della Madonna compreso Duane Allman, Takin’ My Time di Bonnie Raitt, personale della Madonna compreso Lowell George, i Feats e Taj Mahal, e due Byrds, Younger Than Yesterday e Notorious Byrd Bros., capolavori ancora oggi. In un momento di particolare contentezza, 461 Ocean Boulevard del Clapton americano.

John Coltrane

Per accompagnare le letture notturne, dopo il film TV, ammesso e concesso di trovare qualcosa di passabile sui canali in chiaro, (però devo ringraziare l’amico Marcello Matranga che ad un certo mi ha incluso come guest nel suo pacchetto Netflix) molto jazz:  in primis John Coltrane, Bill Evans (Waltz for Debbie  e Some Other Time) ed il quintetto di Miles Davis delle leggendarie Prestige Sessions. Ci sono state un paio di sere che dovevo tirare su il morale, perché le notizie facevano piangere tanto erano sconfortanti e allora sono ricorso a roba pesante, un paio di DVD,  per ricordare come eravamo e in quale mondo felice abbiamo vissuto: il malinconico The Last Waltz di Martin Scorsese, e la scossa di energia degli Stones di Four Flicks.

L’8 aprile 2020 due John Prine, il primo omonimo album e The Missing Years. John Prine con le sue canzoni, ma ci sono altri riferimenti della nostra musica, è anche un pò protagonista del romanzo Aerosol e Canzoni del bravo Tiziano Cantatore, motociclista e come suggerisce il cognome, cantautore in odore di rock. 

È tutto, fottiti Covid 19 di merda, noi non ci arrendiamo, ci rivediamo a un concerto, un sogno, come una passeggiata sul fiume, un giro in moto e un abbraccio di una donna.

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