Ill Considered – Foto © Lino Brunetti

In Concert

JAZZMI 2022: C’mon Tigre, Joe Armon-Jones, Ill Considered

La prima settimana del festival milanese JAZZMI si è conclusa inanellando sei sold out e un totale di 17.000 presenze nei vari appuntamenti che comprendono i concerti veri e propri, ma anche tutti gli eventi delle sezioni JAZZMI Around, Free e Night & Day

Numeri importanti, specie in tempi duri come questi, che indubbiamente rincuorano e che si spera possano essere doppiati nella seconda settimana di festival, il quale terminerà il 9 ottobre e ancora prevede una marea d’appuntamenti, tra i quali i concerti di Cinematic Orchestra, Vijay Iver, Emma Jean Thackray, Jason Nazary, Bobby Solo + Boogie Boy, Richard Marx e Raphael Gualazzi, giusto per citarne qualcuno. Come sempre, tutte le info sono sul sito del JAZZMI.

Nella prima settimana, noi siamo riusciti a presenziare a tre ottimi concerti.

Gli italiani C’mon Tigre, il 29 settembre, hanno inaugurato il festival presentando il loro ultimo album, l’ottimo Scenario (del quale vi consiglio la versione Deluxe in vinile, visto che è accompagnato da un libro con le bellissime fotografie di Paolo Pellegrin) ai Magazzini Generali, di fronte a un pubblico numeroso, ma anche piuttosto rumoroso e distratto purtroppo. L’ultima volta li avevo visti nel teatro della Triennale, in un’edizione passata sempre del JAZZMI, e lì me li ero goduti decisamente di più. Qui il brusio di fondo ha un po’ condizionato la mia percezione del concerto. Nessuna colpa da parte della band, ovviamente, che ha con perizia offerto la sua originale miscela di jazz, elettronica e suggestioni world in canzoni sempre circuenti e affascinanti, capaci a volte di accendersi di pulsazioni ritmiche tali da spostare il tutto in direzione di una musica da ballare esotica e misteriosa, altre volte di far filtrare una malinconia sognante, lunare, notturna.

La sera dopo, in Triennale, è stata la volta del tastierista e compositore Joe Armon-Jones, sicuramente uno dei nomi più in vista del recente panorama jazz inglese, sia per quello che riguarda i suoi lavori solisti, che per quanto fatto con l’Ezra Collective e per via delle sue collaborazioni con artisti come Tony Allen, Nubya Garcia o Moses Boyd, tra i tanti. Sul palco in trio – lui al pianoforte a coda e alle tastiere, più un bassista e un batterista – ha glissato completamente le interazioni con l’elettronica messe in luce nei suoi più recenti EP, prediligendo invece un approccio molto jazz, in lunghi e fluenti pezzi dove ha messo in evidenza tutta la sua maestria di strumentista e improvvisatore (solo qui e là ho riconosciuto il tema di alcuni suoi pezzi, trasportati in magnetiche e torrenziali esplosioni di note, melodie, fraseggi, soprattutto suonate al pianoforte, con gli altri due musicisti a incorniciare brillantemente). Davvero molto bravo.

Infine, sempre in Tiennale, il 2 ottobre, si è potuto assistere alla performance di un altro trio, ennesima grande proposta proveniente dal panorama inglese, ovvero gli Ill Considered. Io li avevo scoperti all’ultimo Primavera Sound, in una serata curata da Shabaka Hutchings, e ne ero rimasto folgorato. Se lì, in un club, avevano spinto il piede sull’acceleratore e avevano dato vita a una magmatica e febbrile escursione free jazz, stavolta hanno dimostrato di essere una band decisamente più imprevedibile e varia, sempre di rara forza espressiva. Hanno alle spalle la bellezza di nove album dal vivo – evidentemente una dimensione ideale per loro – ma anche uno stupendo disco in studio intitolato Liminal Space, pubblicato da New Soil, sebbene siano in giro solo da pochi anni. Al centro della loro musica c’è il sax di Idris Rahman (che in questa serata ha fatto un pezzo anche con una sorta di flauto), con i suoi fraseggi ondeggianti tra l’aspro e il lirico, a volte legati a un tema, ma spessissimo pronti a prendere il largo in lunghissimi pezzi che confluiscono l’uno nell’altro come se di trattasse di un’unica estatica suite. Non da meno sono però Liran Donin (a basso e contrabbasso) e Emre Ramazanoglu alla batteria, musicisti di grande finezza, capaci di muoversi tra poliritmi raffinati, ma anche di picchiare e spostare il tutto in massicci territori rock quando serve, in un continuo dialogo dinamicissimo con quanto suonato da Rahman. Anche qui, presumo, moltissima improvvisazione, per un concerto esaltante ed emozionante. Non perdeteveli la prossima volta.

E mentre il JAZZMI continua, qui di seguito vi offriamo una gallery fotografica.

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