foto: Cristina De Maria

In Concert

Joe “King” Carrasco Y Los Side Fx live a Bologna, 21/09/2016

JOE “KING” CARRASCO Y LOS SIDE FX
Freakout Club
Bologna, 21/09/2016

Che non siano più i tempi degli album registrati con gli El Molino o dello spassosissimo Joe “King” Carrasco & The Crowns (1980), e cioè gli anni in cui anche un musicista magari minore sebbene adorabile come Joe Carrasco (al secolo Joseph Charles Teutsch) riusciva a imporre il suo tex-mex indiavolato – un ibrido irresistibile tra il primo Doug Sahm e il ruvidume garagista del vecchio beat – alla stregua di una novità assoluta, addirittura appetibile per gli estimatori della new-wave, è chiaro a tutti.

Ma ugualmente, quale malinconia nel constatare quanto il nome di costui, per ragioni estetiche e anagrafiche fuori da qualsiasi circuito del revival e alieno a qualsiasi ipotesi di costruzione di un “evento” (pure di nicchia), oggi non funzioni, non accenda, non dica nulla e non faccia accorrere quasi nessuno; neanche nella dotta e vivace Bologna, città brulicante di reduci se ce n’è una, e tuttavia, a quanto pare, insensibile alla presenza e alla storia di chi non è spendibile nelle conversazioni su Facebook del giorno dopo.

E difatti, tornato il buon Carrasco in Europa, dopo anni, e arrivato in Italia per un’unica data felsinea con ingresso a offerta libera, il giorno dopo doppiata da un’altra esibizione nell’Appennino modenese (a Rocchetta di Guiglia, dove la sorella di un’ex-manager del nostro gestisce un peraltro ottimo birrificio artigianale…) aperta a un pubblico che auspico fluviale ma temo altrettanto esiguo, ecco a dargli accoglienza ben 7 (leggasi set-te) spettatori paganti. Benché tra parenti, amici e tecnici del club si siano forse raggiunte le quindici persone in tutto, e benché scrivere di una circostanza simile, nella quale chi si esibisce stringe la mano ai quattro gatti davanti a lui assicurando farà il possibile per regalargli una serata piacevole (rendendo il tutto talmente intimo da scavalcare subito il distacco della cronaca), non sia poi così semplice, a rendere l’occasione degna di qualche riga di commento ci hanno pensato la competenza, la modestia, la correttezza e il papabile divertimento di Joe Carrasco e dei suoi Los Side Fx, solidi e tenaci, buffi e scanzonati, affettuosi e generosi davanti a sette persone come lo sarebbero stati – c’è da scommetterci – davanti a mille o una sola.

Ha senso, però, parlare del piccolo tabernacolo di Maria di Nazaret («Nostra Signora di Guadalupe» nella tradizione messicana) al solito collocato a un lato del palco, o della sfilata di piccoli classici – dall’immancabile Party Weekend alle più recenti Mas Mas e Let’s Go – passata in rassegna durante il concerto? Ha senso soffermarsi sulla travolgente versione reggae di Knockin’ On Heaven’s Door (Bob Dylan) con ospite italiano al violoncello? Ha senso sottolineare quanto il rock chicano di Carrasco assomigli, ora più di allora, a una traduzione anfetaminica dello stile di Domingo “Sam” Samudio resa attraverso l’enfasi forsennata dei Fleshtones? Ha senso mettere in risalto l’enciclopedica conoscenza, e la passione sconfinata, di chi approfitta di una roboante 96 Tears (Question Mark & The Mysterians) per buttarsi in un medley goliardico tra Wooly Bully (Sam The Sham And The Pharaohs, giustappunto), La Bamba (Ritchie Valens), Sheena Is A Punk Rocker (Ramones) e la carola natalizia Little Drummer Boy? Ha senso farlo, di fronte alla dilagante mancanza di memoria e di senso critico di un paese affamato soltanto di avvenimenti eclatanti, di aperitivi interminabili, di presenzialismo a senso unico? Forse no: perché quando la musica, come il cibo o il calcio, diventa un puro esercizio barocco e manierista, buono per fare letteratura ma indigesto da ascoltare (o da mangiare, o da vedere), e quando l’eventualità dei numeri diventa più importante dei contenuti, allora tanto vale lasciar perdere.

O forse sì, perché fino al momento in cui ci saranno in giro personaggi come Joe Carrasco, scrupolosamente rispettosi sia del proprio decoro professionale sia di chi gli consente di esercitarlo presentandosi a un concerto, sarà sempre opportuno rendere omaggio alla loro (umoristica) serietà.

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