Foto: Lino Brunetti

In Concert

Kevin Morby live a Milano, 24/7/2018

Dopo aver cominciato come bassista dei Woods, il giovane cantautore di origini texane (Lubbock ovviamente) Kevin Morby ha avviato una carriera solista che oggi ha probabilmente raggiunto un grado di notorietà superiore a quello della band newyorkese, sebbene gli orizzonti siano più o meno gli stessi (ovvero quelli di una trasognata psichedelia venata di pop), ma con una qualità di scrittura evidentemente in grado di fare la differenza, che si tratti delle bucoliche polveri di Singing Saw del ’16 o dell’acidula poesia urbana dell’ultimo City Music, pubblicato lo scorso anno.

Il carattere ondivago di buona parte del repertorio faceva presagire che dal vivo avrebbero potuto esserci delle sorprese in quanto ad arrangiamenti ed improvvisazioni, elevando le aspettative deluse dalla cancellazione della data prevista per lo scorso anno e finalmente soddisfatte dal concerto dello scorso 24 luglio al Tri.P Festival sul prato del bellissimo giardino de La Triennale di Milano. Nonostante l’assalto feroce delle zanzare all’imbrunire e la temperatura per forza di cose canicolare, il Tri.P Festival si avvale di una delle location più suggestive e confortevoli dove vedere un concerto a Milano (affascinante scenografia, facilmente raggiungibile, ampio spazio e libertà di movimento, punto di ristoro dove rifocillarsi con fresche bevande, visibilità e audio ottimi) e anche Kevin Morby sembra accorgersi che non si tratta di un luogo come tanti altri, dichiarando subito la felicità suscitata in lui dalla situazione.

Infatti, stando i nonostante e aggiungedo il fattore critico della data infrasettimanale e della concomitanza di numerosi eventi, il prato è comunque discretamente affollato da un pubblico giovane e curioso, che un po’ fa baldoria e un po’ segue con attenzione quanto succede sul palco, che tra l’altro non è poco, dato che accanto al chitarrista e cantante ci sono la chitarra solista, le tastiere e i controcanti di Megan Duffy, il vorticoso basso di Cyrus Cengrase e il dinamico drumming di Nick Kinsey.

Si comincia subito con la titletrack dell’ultimo album, quella City Music che pare perfetta per l’ambientazione estiva di una metropoli come Milano: una fluttuante e stuporosa litania folk rock dal respiro sixties, sospesa tra giri d’accordi afro-blues e vaghi sussulti funky, che non lascia dubbio riguardo alla spinta creativa della formazione in azione sul palco. Al contrario la melodia circolare di Crybaby e la scheggia punk rock di 1234 sono fedeli agli originali, così come la ballata sfumata di soul Aboard My Train, ma è con la splendida Harlem River che Morby e la band sciolgono di nuove le briglie lasciando circuitare gli strumenti in maniera ipnotica e stupefacente.

Il concerto cresce d’intensità con l’avvolgente e malinconica melodia di una quasi elliottsmithiana Parade e con una versione spettacolare di Destroyer, con Morby seduto alle tastiere e la piccola Duffy impegnata in un lungo e stuggente assolo alla Stratocaster. Il nervoso folk rock di I Have Been To The Mountain e il velvettiano lirismo soul di un’incantevole Dry Your Eyes accompagnano al finale acustico di Beautiful Strangers, prima degli encores con la sognante Cut Me Down e il rock’n’roll lisergico di Dorothy. Anche se il livello è piuttosto alto, un’ora e un quarto di concerto non è molto per togliere del tutto la voglia, ma più che sufficiente per capire quanto Kevin Morby sia già un songwriter di prima grandezza con ancora parecchio margine di crescita: se, come ha promesso, ci sarà una prossima volta, è il caso di non lasciarsela sfuggire.

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