Foto © Michael Chapman

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L’uomo che era il punto di connessione tra Elton John, Nick Drake e Sonic Youth: un ricordo di Michael Chapman

Un altro grande best kept secret del folk rock sperimentale ci ha lasciati. Parlo del mitico (almeno per gli addetti ai lavori e per i chitarristi) Michael Chapman, che se ne è andato a fare la sua musica in un “altrove” spero migliore di questo povero mondo, qualche giorno fa ad 80 anni.

Ne ha dato l’annuncio la moglie Andru, che ha invitato a brindare con uno o due bicchieri alla memoria di un gentleman, musicista, forza della natura , e the most fully qualified survivor; vengono poi riportati i seguenti versi della sua canzone del 1970 In The Valley: Days pass so slowly/in the valley of my time/the trees sway so gently/there is something on my mind/like a fly that buzzes ‘round/there is nothing I can do/I guess it’s just/the memory of you. Una testimonianza della sua poetica, fatta di sentimenti semplici, di contatto con la natura, ma condita con una musica che talvolta pareva provenire da un mondo interiore sorprendentemente inesplorato.

Traggo spunto per il titolo da una vecchia intervista fatta a Michael Chapman dal Guardian: Chapman ricordava infatti che, nel 1969, sua moglie raccolse sotto un lampione un deluso Nick Drake, cacciato da un pub in cui aveva suonato e che non aveva posto dove dormire. Quando i due musicisti si trovarono in casa presero le chitarre e suonarono tutta la notte; poi non si rividero mai più. 

Michael Chapman era figlio della working class dei sobborghi industriali di Leeds, chitarrista autodidatta, si pagò gli studi suonando nei pub della Cornovaglia, dove presto si fece notare, anche se il primo concerto lo diede gratis proprio per riuscire a entrare in un pub (forse memore di ciò fu l’accoglienza a uno spaesato Drake). Le sue influenze furono varie, passando dal Jazz di Django Reinhardt allo skiffle di Lonnie Donegan; alle radici folk della sua terra.

Michael Chapman fece parte della ristretta cerchia di chitarristi singer-songwriter che rinnovarono il folk Inglese, gente del calibro di John Renbourn, Bert Jansch, Roy Harper, John Martin.

Nel 1969 incise il primo disco con la Harvest, il famoso Rainmaker (unico suo disco ad entrare nelle Charts Inglesi) con la produzione di Gus Dudgeon e gli arrangiamenti di  Paul Buckmaster, i quali stavano lavorando contemporaneamente con un giovane pianista singer-songwriter di nome Elton John. Pare che Elton John avesse poi espressamente richiesto a Dudgeon di invitarlo a raggiungere la sua band; ma pare che Chapman rifiutò suggerendo invece Daley Johnstone.

Nel disco del 1970, l’altrettanto mitico Fully Qualified Survivor, scelse come chitarrista un certo Mick Ronson, che poi gli venne soffiato da David Bowie.

Chapman fu un artista schivo, fuori dallla swinging London, scegliendo sempre di restare in provincia, dove come disse una volta: il costo della vita è del 75% più basso.

Nonostante ciò i suoi dischi e i suoi concerti gli conquistarono uno zoccolo duro di fans, specie tra gli altri chitarristi. In USA suonò con John Fahey; Thurston More, affascinato dalle sue sperimentazioni chitarristiche, ha sempre affermato che il disco di Chapman Milestone Grit del 1973 fu la scintilla che condusse alla nascita dei Sonic Youth, tanto che i due poi collaborarono per un album noise nel 2011. Altro suo discepolo americano fu Steve Gunn, che contribuì al suo rilancio negli anni 2000, producendo il disco 50, che celebrava i suoi 50 anni di carriera.

Ultimamente suonò in tour con lo stesso Moore, con Kurt Vile e Bonnie Prince Billie.

Impossibile qui elencare la sua discografia, davvero vastissima e che tocca sia il folk, che il blues che la sperimentazione più assoluta, a testimonianza di una ricerca continua che lo rese un mito per gli altri musicisti. 

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