foto di Lino Brunetti

In Concert

My Brightest Diamond live, Salumeria della Musica – Milano, 17/02/2015

Per quanto i dischi pubblicati da Shara Worden come My Brightest Diamond possano essere belli – e, in maniera diversa fra loro, un po’ tutti lo sono in effetti – nulla possono in confronto con le sue esibizioni live. Ormai ho avuto modo di vederla diverse volte ed in situazioni differenti – da sola, in versione rock, con gli archi etc. – ed ogni volta è stata una meraviglia. Perché non è solo una questione di grandi canzoni o del fatto che abbia una voce pazzesca; pochi musicisti riescono a trasmettere la gioia pura del fare musica e la bellezza dello stare sul palco come fa Shara. È una cosa palpabile, che il pubblico riesce a sentire, un feeling che pervade la sala. La riuscita dei concerti di My Brightest Diamond stanno soprattutto in lei, nella sua capacità di far rivevere le sue canzoni attraverso un’intensità rara, riuscendo a trasmettere inoltre un range d’emozioni ad amplissimo raggio. È insomma un gran bel personaggio Shara Worden, che comunica autenticità, a cui viene naturale volere bene. Il concerto del 17 febbraio alla Salumeria Della Musica, è stato ovviamente grande come al solito. Aperto dalla performance divertente e simpatica di Tim Fite – tra hip-hop e alt-folk; il suo esordio del 2005 Gone Ain’t Gone è ancora un ottimo disco, poi devo ammettere di averlo perso di vista – la scaletta è stata in larga parte incentrata sulle canzoni del recente This Is My Hand. Formazione a tre, con Shara a voce, chitarra e tastiere, più bassista e batterista, per un suono sommariamente rock, al cui interno hanno comunque continuato ad albergare le variegate influenze della sua musica. Fite, che per buona parte dello show se ne è stato sotto palco a fare dei bellissimi disegni – era proprio lì di fianco a me – è tornato protagonista in alcuni dei momenti più spassosi del concerto, tipo quando in Pressure si è chiesta la collaborazione del pubblico, chiamato a ballare secondo una coerografia ben precisa; oppure nel finale, con la cover, ballata e cantata in mezzo al pubblico, del vecchio successo hip hop It Takes Two. Ma diversi sono stati i momenti belli e toccanti, in uno spettacolo assolutamente ineccepibile: dalla presentazione di brani destinati ad un nuovo EP, tra cui l’antirazzista Say What; alla dolce carola scritta per il figlio I Have Never Loved Someone; dal suo personale hit Inside A Boy (in cui s’è scatenata a tal punto da scardinare i cavi dalla pedaliera), fino alla bellissima cover, per sola voce e chitarra, di Feeling Good, grandissimo blues che ricorderete nel repertorio di Nina Simone, qui reso magistrale da un’interpretazione vocale di grande intensità. Una serata sicuramente da ricordare! Non perdetevela la prossima volta che tornerà in Italia.

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