Foto: Lino Brunetti

In Concert

Nothing live a Milano, 2/10/2016

Che la musica – ma chiaramente si potrebbe allargare il discorso a tutto il mondo dell’arte – da sempre si alimenti cercando ispirazione nella vita vissuta, trasformandosi in un modo per sputare fuori il proprio dolore e tentare di superare le proprie pene, non è certo una novità. Probabilmente tutti voi, in questi giorni, avrete nello stereo l’ultimo lancinante album di Nick Cave e non vi sarà difficile capire di cosa stiamo parlando.

Se andiamo a scandagliare gli avvenimenti che hanno preceduto la pubblicazione degli album dei Nothing, scopriamo che anche Dominic Palermo, il leader della formazione, ha avuto la sua bella dose di tribolazioni e disgrazie: tra la fine degli Horror Show, la sua precedente band, e la nascita dei Nothing, aveva passato due anni in galera per un accoltellamento, una di quelle cose che o ti rovinano la vita per sempre o ti spingono a rimetterti in carreggiata. Palermo sceglie la seconda strada e esorcizza quanto gli è successo col disco Guilty Of Everything. La sfiga però si rimette di mezzo, stavolta sotto forma di un rapinatore che lo lascia per le strade di Oakland con una frattura alla testa e ferite varie. Neanche il tempo di lenire il dolore attraverso le canzoni del recentissimo (e ottimo) Tired Of Tomorrow, che il padre muore in un incidente e la label su cui dovevano pubblicare il disco finisce coinvolta in storie di truffe e chiude (questa seconda faccenda viene risolta dalla discesa in campo della Relapse).

Nulla di questo è però riuscito a fermare Palermo e i suoi Nothing, perché a volte la musica, il suonare davanti ad un pubblico, il condividere con gli altri le proprie frustrazioni e il proprio malessere, è davvero l’unico modo di andare avanti se sei un musicista. Piuttosto provati- un po’ dal caldo infernale dentro il locale, un po’ dalla programmazione di un tour europeo che prevedeva 35 date e un solo giorno off (per la cronaca, quella milanese era la ventiquatresima serata consecutiva) – i Nothing hanno messo a ferro e fuoco un decisamente affollato Ohibò, riversando sui presenti tonnellate di distorsione e ruggine chitarristica. Quello che si è perso in definizione melodica – basta un ascolto dei pezzi del citato Tired Of Tomorrow per rendersi conto di quanto Palermo sia un eccellente songwriter (una canzone per tutte, The Dead Are Dumb, eseguita anche stasera) – è stato soppiantato da un suono spesso, sporco, rumoroso, perpetuamente distorto, sulla scia di quanto si sentiva nei ‘90s, in una fusione vivida tra pulsioni post-hardcore, struggente e torturato cantautorato grunge e coltri shoegaze. Una cosa che, nell’insieme, ben difficilmente poteva lasciare indifferenti.

Prima di loro erano andati in scena gli italiani Edless (ma sono arrivato tardi e me li sono persi) e gli inglesi Fear Of Men, melodie pop su basi New Wave, discreti, forse solo un po’ troppo monocordi.

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