Recensioni

Pinegrove, Marigold

PINEGROVE
MARIGOLD
ROUGH TRADE
***

I Pinegrove sono una band di Montclair, nel New Jersey, formatasi una decina di anni fa per mano del cantante e chitarrista Evan Stephens Hall e del batterista Zak Levine, membri fissi attorno ai quali negli anni hanno girato alcuni altri musicisti più o meno stabili. Prima di quest’ultimo, hanno pubblicato tre album, Everything So Far del 2015, Cardinal del 2016 e Skylight del 2018.

Oggi si presentano come quartetto ed esordiscono per Rough Trade con un disco che, un po’ come i precedenti, tenta una sintesi tra Americana, pop e indie-rock, senza che nessun elemento prenda realmente il sopravvento sull’altro. Ascoltando il brano che apre Marigold, Dotted Line, parrebbe di trovarsi di fronte a un misto di Built To Spill e Nada Surf, per un midtempo rock che libera le chitarre in direzione Americana, ma non perde di vista l’essenzialità melodica. Passata la brevissima Spiral, in realtà poi il disco si assesta in quello che è il suo mood preponderante, fatto di ballate dolcemente malinconiche (The Alarmist), avvolgenti nel loro intreccio di chitarre acustiche e piano (No Drugs), sussurrate e in punta di plettro, sebbene scosse da un piccolo crescendo elettrico (Hairpin).

Non che i sussulti rock manchino – la ficcante Phase, che potrebbe venire dal canzoniere di Ryan Adams, una Moment poi sfumata in pennellate impressioniste – ma, come si diceva, essenzialmente si rimane dalle parti di midtempo e ballate solide e classiche, magari difficili da definire come originali, ma capaci di solleticare il gusto di chi cerca buona scrittura e una melodia in grado di spazzare via per un attimo il grigiore che ci attornia. Splendida quindi la venatura soul che s’infiltra nel canto svettante della bella Endless, così come la semplicità intima dell’alt-country Alcove o il passo nuovamente country di una Neighbour dalla bellissima melodia, accesa nel finale da una pennata elettrica che introduce la chiusa strumentale della title-track, più di sei minuti di tintinnio chitarristico evocante solitari landscapes invernali.

Non cambieranno la storia del rock i Pinegrove, ma non è improbabile che finiscano per scaldarvi il cuore più e meglio di altre ultra sponsorizzate formazioni, con questo pugno di canzoni sincere e col cuore in mano.

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