Foto © Helga Franzetti

In Concert

PM Warson live a Milano, 27/10/2022

True Story, appena un anno fa, esordio di PM Warson, sembrava rispecchiare l’inesauribile entusiasmo del debuttante. Big Deep Repeat, il suo nuovo album, non è nulla che lasci immaginare un qualche cosa “messo insieme” per sfruttare l’onda del successo precedente, dato che il musicista inglese si conferma un cantautore parecchio interessante attorno a quella nicchia di giovani talenti in giro per il mondo.

Sì, perché la critica e chi si occupa di import discografico sembrano categorie attive solo oltreconfine, quando in un’Italia sempre più vecchia ed annoiata non assistiamo al lancio di un artista che le radio europee di genere promuovono pupillo del nuovo Northern Soul, e se una figura come Craig Charles riesce ad includerlo nel suo “Funk & Soul Show” della BBC, significa che forse forse qualche cosa ce lo siamo perso.

Una volta che nel Bel Paese coraggiosi promoter, come Otis Tour, incoraggiano battaglie di pensiero seguendo eroiche strade alternative a quelle ammuffite del mainstream mettendo in previsione anche dolorosi disinganni in opposizione alla politica del botteghino facile, il popolo del blues, del soul e del roots rock purtroppo, riesce a lasciar andare occasioni come questa. In un Bellezza semivuoto, giovedì 27 ottobre, la band di PM Warson ha suonato come se davanti avesse chissà quale numero di spettatori, regalando tremiti come si conviene a riguardosi musicisti, e se dalla platea sparuta il calore dei presenti alzava i giri, rimangono domande e una gran perplessità sui numeri che in sala si contavano.

Eppure quella sera, il sudore antico della Visconti, incontrava artisti che propongono un’eccellente mescola di R’n’B e Soul, un sound gioviale e attraente che rimane punto di riferimento di un revival vintage gravido di idee. Da Leaving Here (Part I), in apertura, e le sue influenze British con una chitarra proto-Garage, un sax ardimentoso e vocali accenti emuli delle Raclettes, si esplora ulteriormente il vocabolario, con elementi del rock e soul anni ’60 in alternanza agli oscillanti ritmi di Matter Of Time, che infila un tempo in 6/8 richiamando un’atmosfera da ballata soul sognante.

Un’impegnata band si districa con sicurezza tra il presente ed il passato, Seen You Around, dal primo disco, e le sincopi di Losing And Winning, Nowhere to Go e una golosa carrellata fra i titoli del, seppur modesto, non poco accattivante repertorio. Restituito in pieno il giusto mood con I Don’t Need No Doctor, portata al successo da Ray Charles, e verso il finale la festosa (Don’t) Hold Me Down che è stata soundtrack di Fred Perry in un suo recente spot.

Ottoni femminili che dispensano il loro fascino con una Meredith Dickson a mettere la firma su ogni inciso e a dipingere contorni, due voci convincenti, con il supporto dell’affascinante Denver Cass ad ammaestrare i cori e ricercare spazi da solista, mentre la sezione ritmica con si muove tra scalate impetuose e morbidi accompagnamenti, assieme alle tastiere di Jack McGaughey ad aggiungere vitalità e colore al quadro.

Con passione e convinzione lì sul palco, l’affiatato combo mi richiama vicinanze alle curve musicali di Nick Waterhouse e, anche se dal groove un po’ più acerbo, riserba vibrazioni accattivanti a tratti memori di una filosofia tangente quello stile che Eli Paperboy Reed ha fatto suo. Mentre il saluto giunge con l’ultimo fra i nati Every Day (Every Night), non puoi che dire Vi è un’autenticità che passa oltre le influenze assimilate o la ricca produzione di proposte similari ”: PM Warson rimane un musicista che merita attenzione, ma se non è il suo pubblico a fare ciò che deve, l’aiuto di un promoter coraggioso, a volte può anche non bastare. 

Che questo breve tour in terre italiche del Nord porti a recuperare nuovi fan e incentivare chi lavora in qualità. Chiunque non se lo sia perso penso non possa far altro che parlarne bene. Un piccolo gioiello di quel sano groove old school che per fortuna esiste ancora.

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