Foto © Lino Brunetti

In Concert

Ryley Walker live a Milano, 13/5/2022

Se dovessi citare un solo musicista che negli ultimi anni dovrebbe aver solleticato la fantasia di tutti gli appassionati di rock, probabilmente nominerei Ryley Walker. Esemplare è il suo percorso artistico e discografico, in costante evoluzione, sempre artisticamente rimarchevole e inoltre in bilico tra lavori più devoti al formato canzone, ad altri invece propensi alla collaborazione con altri e alla discesa in più sperimentali percorsi.

Un musicista completo insomma, dall’indubbia cultura musicale e con delle capacità tecniche e un’ispirazione del tutto personale che gli stanno permettendo di mettere a punto alcuni dei dischi migliori in cui vi possiate imbattere di questi tempi.

Incredibilmente, almeno da noi, non ha ancora raggiunto la fama che si meriterebbe. Non che non ci fosse pubblico in questo suo passaggio milanese all’Arci Bellezza, ma più di una volta mi son ritrovato a pensare a quanto più ne avrebbe meritato, chiedendomi inoltre dove fossero tutti gli appassionati non solo del cantautorato psichedelico, ma anche della musica espansa dei Grateful Dead e delle jam dei Phish, che in un concerto come quello visto qui si sarebbero divertiti non poco.

Tanto più che ad aprire la serata c’era un artista non certo di poco conto quale Simon Joyner, contentissimo, parole sue, di suonare in un posto dove fu girato uno dei suoi film preferiti (“Rocco e i suoi fratelli” di Visconti) e qui intento ad offrirci accompagnato da un’acustica e un’armonica le sue belle ballate cantautorali, classiche e solidissime. Un gran bell’antipasto prima dell’arrivo di Walker sul palco, che io ero convinto si presentasse anch’esso da solo (chissà mai perché, poi) e invece era in trio, accompagnato dal bassista Andrew Scott Young  e dal batterista Quin Kirchner.

E per fortuna, perché per quanto sarebbe stato bello anche un concerto acustico, questo show in trio elettrico è stato assolutamente straordinario, tra le cose migliori viste ultimamente, quasi due ore di mirabolanti jam messe a punto da tre musicisti fenomenali.

Sebbene infatti i pezzi scelti fossero facilmente riconoscibili dai conoscitori del suo repertorio, perché tutti tratti dai dischi del musicista di Chicago, questi sono stati tutti ampiamente riarrangiati e quasi sempre diventati base per lunghe improvvisazioni in costante bilico tra post rock tortoisiano dagli echi quasi jazz, cavalcate rock ad alto tasso elettrico e liquide escursioni psichedeliche.

Più vicina a meno immediate scansioni post la prima parte di concerto, quella in cui sono sfilate canzoni tratte dagli ultimi dischi, brani come Striking Down Your Big Premiere, The Halwit In Me, 22 Days Telluride Speed, tutte invariabilemente ottimi e resi ancor più visionari che su disco. Più psichedelico il proseguio, intanto con una magnetica e lunghissima The Roundabout, probabilmente il momento più intenso dell’intero concerto, nella quale si sono sussguite bolle space rock e accelerazioni fulminanti, naturalmente incorniciate dalla bellissima melodia della canzone.

Ma da tenere indelebilmente nella memoria ci sono state anche una Primrose Green suonata su richiesta di una ragazza del pubblico e la deviazione da folk elettrico della bellissima On The Banks Of The Old Kishwaukee.

Walker è evidentemente soddisfatto e divertito, scherza col pubblico, ce l’ha con gli svizzeri che gli hanno tassato i dischi che vendeva al banchetto e ha invece solo parole buone per l’Italia, per la gente super cool che ha incontrato in giro nel pomeriggio e persino per il caffè degli Autogrill! Un vero simpaticone, insomma.

Chiusura di classe poi con l’unica cover in scaletta, If I Were A Carpenter di Tim Hardin, nella quale anche tutta la sua bravura di cantante e interprete è parsa evidente. Bellissimo concerto, cercate di non perdervelo la prossima volta.

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