In Concert

The Dream Syndicate live a Sestri Levante (GE), 26/6/2018

Dei Dream Syndicate, del loro ultimo disco, dei loro concerti più recenti, abbiamo scritto a più riprese sul Busca, però mi pare chiaro che ogni occasione è buona per cantare la grandezza di Steve Wynn e delle sua inossidabile band. A maggior ragione, poi, se questo ci dà modo di tessere le lodi, ancora una volta, anche del Mojotic di Sestri Levante, un festival dove è sempre un piacere tornare, perché ci si sente tra amici, perché le sue location sono splendide, perché sentire dell’ottima musica accarezzati dalla brezza marina in uno scenario favolistico non può non essere considerato un surplus di godimento.

Tra gli appuntamenti del Mojotic di quest’anno c’erano appunto i Dream Syndicate, probabilmente il nome di punta della programmazione annuale, quantomeno per noi buscaderiani. Ad accoglierli al Teatro Arena Conchiglia ci sono un 250/300 appassionati, venuti anche dalle regioni limitrofe per assistere ancora una volta a un loro show.

Per chi li aveva visti nella precedente tornata, non moltissime sono ovviamente le differenze, tutt’al più una scaletta leggermente più succinta e una sequenza di brani che cambia di concerto in concerto. Volendo essere del tutto sincero, devo dire che le quattro mura di un club sono probabilmente più adatte per godere delle loro schitarrate acide, della loro musica che si sfalda in improvvisazioni visionarie, in dilatate ancorché graffianti drappeggiature psichedeliche. Non che qui non siano riusciti ad essere efficaci come al solito, ma, forse anche per una questione d’immaginario, la potenza di fuoco è arrivata leggermente attenuata.

Del resto, qui all’aperto, i decibel sono naturalmente più contenuti: all’inizio, quando attaccano con The Side I’ll Never Show The Circle, il suono non è ancora ben calibrato, le chitarre si sentono poco e il tutto pare impastato e decisamente poco bilanciato. Per fortuna chi si occupa del suono sa quello che fa e, a partire da una notevole 80 West, le cose si rimettono in carreggiata e la botta arriva in maniera appropriata. Non essendo reduci, il nuovo album è ovviamente ben rappresentato. Dimostra a distanza di mesi di essere sempre un signor disco tramite un po’ tutti i pezzi proposti, ma il confronto con i classici lo vincono in special modo una sempre bella Filter Me Through You, il ronzare elettrico di Glide e, soprattutto, quel canovaccio su cui improvvisare in maniera sempre diversa che è How Did I Find Myself Here. Qui perde le sue propaggini jazzate e funky per liquefarsi in una spirale di psichedelia caleidoscopica, uno dei vari momenti in cui a furoreggiare è la chitarra di Jason Victor, in autentico stato di grazia stasera.

Neanche a dirlo, Steve è il solito generoso anfitrione e la sezione ritmica di Dennis Duck Mark Walton un metronomo che non perde un colpo. Anche a questo giro in qualche pezzo c’è il vecchio amico Chris Cacavas e in uno fa la sua comparsa Linda Pitmon. Abbiamo parlato dei pezzi nuovi, però, si sa, con band come la loro, sono sempre quelli storici i più attesi. Accontentare tutti è impossibile – a fine concerto ho sentito più d’uno lamentare l’assenza di questo o quel brano – ma come si fa ad avere qualcosa da ridire in un concerto dove filano via una dopo l’altra versioni febbrili di canzoni quali Forest For The TreesThat’s What You Always SaysArmed With An Empty Gun, una devastante (ma sul serio!) The Days Of Wine And Roses, la chiusura di Tell Me When It’s Over?

Nei bis i Dream Syndicate ci provano a fare in modo che nessuno vada via deluso: aggiungono una memorabile Merrytville, sempre da lucciconi agli occhi; una My Old Haunts screziata da una chitarra slide e Definitely Clean. Tutto finito? No, c’è ancora lo spazio per una When You Smile seppellita da feedback e distorsione, una sventagliata d’elettricità che il sorriso sulle labbra lo stampa definitivamente in faccia a tutti i presenti. Imperdibili come sempre, insomma.

Nessuna foto stavolta, ma guardatevi il video qui sotto, dove i Dream Syndicate suonano con John Paul Jones!

 

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