Recensioni

Don Henley, Cass County

henleyDON HENLEY
Cass County
Capitol
****

Don Henley, membro degli Eagles, è texano. Arriva dalla Cass County, la sua contea dove, presumo, la musica che lui sentiva da giovane, che veniva suonata per la maggiore, era la musica country . E Don celebra appunto la musica country in questo suo nuovo lavoro, che viene pubblicato ben 15 anni dopo il precedente, Inside Job. Ed è anche il suo primo album di musica country.

Un disco ben fatto, suonato benissimo e con una serie di ospiti di grande valore: è chiaro che, essendo Henley uno degli Eagles e un nome assodato sulla scena Americana, non gli è stato molto difficile coinvolgere gente del calibro di Mick Jagger, Merle Haggard, Vince Gill,Jamey Johnson, Dolly Parton, Lucinda Williams, Alison Krauss, Marina McBride, Miranda Lambert ed altri ancora. Ma, è giusto dirlo subito, il disco è bello comunque : non sono gli ospiti a fare la differenza, ma le canzoni e il suono.

Un suono classico, molto anni settanta, curato nei minimi particolari: con gente come Steuart Smith, Stuart Duncan, Glenn Worf, Greg Morrow, Richard Bowden, Jerry Douglas, Stan Lynch e Dag Dugmore non è certo difficile trovare il suono. E poi ci sono le canzoni, quasi tutte scritte da Don Henley assieme a Stan Lynch (è uno degli Heartbreakers di Petty): Lynch è poi il produttore, assieme ad Henley. Se il suono è l’alveo perfetto, le canzoni sono la ciliegina sulla torta. Prendete Too Far Gone (una delle covers, è un brano scritto da Billy Sherrill nel 1967 e portato al successo da Lucille Starr), il suono è ultra classico, con il piano in bella evidenza, come si usava una volta. E questo è il metro che Henley ha usato per tutto il disco: ne risulta un disco di vero country che, al giorno d’oggi, solo gente come Dwight Yoakam o Marty Stuart (e pochi altri) sanno fare.

Bel disco quindi, in cui brillano le covers: dall’intro di Bramble Rose (Tift Merritt) alla fantastica la rilettura di Brand New Tennesse Waltz di Jesse Winchester, senza dimenticare She Sangs Hymns Out of Tune ( Harry Nilsson) e la turgida When I Stop Dreaming dei Louvin Brothers. Mentre le canzoni di Henley e Lynch sono delle country ballads solide o dei brani rock di indubbio spessore, come la battente That Old Flame (in cui brilla la voce di Martina McBride). The Cost of Living, lenta e avvolgente, cantata con forza da Don assieme a Merle Haggard, ci riporta indietro di cinquanta anni, quando Haggard era il Brand New Man alla ricerca di Okie From Muskogee (un cenno alla pedal steel di Mike Deering e al pianoforte di Mike Rojas, due punti fermi nel suono).

No, Thank You, country venato di blues, con la voce di Vince Gill (e la sua chitarra). La languida Waiting Tables (in cui troviamo Jamey Johnson e Lee Ann Weomack alle voci), oppure Take A Picture of This, che sembra un vecchia canzone ma invece è del duo Lynch- Henley. Words Can Break Your Heart, molto dolce e anche retrò, sembra uscita da un vecchio vinile di George Jones, Praying For Rain, dominata dalla steel guitar, è rockin country, mentre Too Much Pride è molto old fashioned (anche qui il piano è, a tutti gli effetti, un heartbraker). Train in The Distance vede Don Henley duettare con la voce di Lucinda Williams e la ballata, dal tessuto elettro-acustico, ha una forza notevole e un refrain che entra nel profondo. Chiudono il disco (l’edizione De Luxe ha 16 brani, quattro in più di quella normale): A younger Man, con una debordante steel guitar, e Where I Am Now con Trisha Yearwood, che è la più rock del disco, sostenuta da un potente lavoro di chitarre (Pat Buchanan e Gordon Kennedy).

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