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Quando Bob Dylan parlò al MusiCares 2015

Questo è il discorso di ringraziamento tenuto da Bob Dylan alla cerimonia di MusiCares a Los Angeles, il 6 Febbraio scorso. Durante la cerimonia Dylan è stato premiato musicista dell’anno. Qui riportiamo alcuni estratti del discorso, ripresi dalla trascrizione integrale, tratta da MusiCares, dello speech di Dylan, tradotti da noi. Data l’importanza di quanto l’artista ha detto in questa occasione abbiamo pensato di proporvelo.


«Sono felice che alle mie canzoni vengano tributati riconoscimenti. Ma voi sapete che non sarebbero potute arrivare qui da sole. E’ stata un lungo percorso e c’è voluto il suo tempo…
Dovrei citare alcune persone che ho incontrato lungo la via che mi ha condotto qui. Lo so, dovrei citare John Hammond, grande “talent-scout” della Columbia Records. Mi ha fatto stipulare un contratto con quell’etichetta discografica quando ero nessuno. Gli ci volle un bel po’ di fede per farlo, e il rischio di coprirsi di ridicolo, ma lui andava per la sua strada in maniera coraggiosa. E per questo gli sono grato eternamente. L’ultima persona che lui scoprì prima di me fu Aretha Franlin e prima Count Basie, Billie Holiday ed un mucchio di altri artisti, tutti non commerciali. John non era interessato alle mode, ed io ero molto non commerciale ma lui stette con me. Lui credette nel mio talento e ciò era quello che importava davvero. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per questo.
Lou Levy gestiva la Leeds Music, e loro pubblicarono le mie prime canzoni, ma non ci restai a lungo… Fu lui a farmi registrare le canzoni con un “tape-recorder”. Mi disse francamente che non c’erano precedenti per quello che stavo facendo , che io ero contemporaneamente in anticipo rispetto ai tempi o in ritardo. Mi disse che ero in anticipo rispetto ai miei tempi – anche se non ne era certo – ma se ciò fosse stato vero, la gente ci avrebbe messo da 3 a 5 anni per raggiungermi – andò davvero così…
Artie Mogull della Witmark Music mi fece firmare con la successiva etichetta discografica, e mi disse solo di continuare a scrivere canzoni…bene anche lui stette al mio fianco…
Devo citare anche i primi artisti che registrarono le mie canzoni, molto presto, senza esserne richiesti… Devo ringraziare Peter, Paul and Mary…Loro presero una delle mie canzoni, ancora prima che la registrassi io e la fecero divenire un successo… The Byrds, The Turtles, Sonny & Cher fecero entrare le mie canzoni nella classifica dei Top Ten… Purvis Staples and the Staples Singers, uno dei miei gruppi favoriti di sempre… Nina Simone, mi sono incrociato con lei a New York City, al Village Gate. Lei registrò alcune mie canzoni… Oh, non posso dimenticare Jimi Hendrix… Lui prese alcune mie canzoni minori e le portò oltre i limiti della stratosfera…
Johnny Cash registrò alcune delle mie prime canzoni… Era uno dei miei eroi. Ho ascoltato molte sue canzoni crescendo, le conoscevo meglio delle mie. Big River, I Walk The Line. Scrissi It’s Alright Ma (I’m Only Bleeding) avendo in testa la sua How High’s The Water, Mama. Johnny Cash era un gigante, “the man in black”…
Sarebbe imperdonabile se non menzionassi Joan Baez. Lei era ed è rimasta la regina della musica folk. Mi portò insieme a lei a cantare davanti a migliaia di persone. cantammo anche alcune canzoni insieme… Lei è uno spirito libero e indipendente… Ho imparato un sacco di cose da lei. Una donna di un’onestà devastante… Ho imparato le liriche e come scriverle dall’ascolto delle canzoni folk. E le ho cantate e suonate e ho incontrato altra gente che le risuonava quando nessun altro lo faceva. Non cantavo altro che quelle canzoni folk, ed esse mi diedero il codice d’accesso per un obiettivo corretto (fair game), cioè che ogni cosa appartiene a tutti… Per tre o quattro anni ho ascoltato solo folk-standards, andavo a dormire cantandoli. Li cantavo dappertutto, clubs, parties, bar, coffehouses, in qualunque area o festival. E ho incontrato altri cantanti lungo la strada che facevano la stessa cosa e ci insegnavamo a vicenda le canzoni. Potevo imparare una canzone e cantarla dopo un’ora, dopo averla sentita una volta sola… Se voi aveste cantato John Henry tante volte come me, anche voi avreste scritto: How many roads must a man walk down? Big Bill Bronzy aveva una canzone chiamata Key To The Highway… L’ho cantata tantissimo, se tu lo fai puoi arrivare a scrivere Highway 61 (revisited)… Cantavo molte “come all you songs”. C’è ne sono tantissime. Troppe per essere contate… Se aveste cantato tutte queste canzoni, sareste stati capaci di scrivere The Times They Are a-changing… Le avreste scritte anche voi. Non c’è niente di segreto in questo. Lo fai subliminalmente e inconsciamente, è tutto quello che bastava e tutto quello che cantavo…
Tutte queste canzoni sono interconnesse. Ma non lasciatevi impressionare. Ho solo aperto una porta diversa in un modo differente. E’ un modo diverso di dire le stesse cose. Non penso che ci fosse nulla fuori dall’ordinario… L’ultima cosa cui pensavo era cosa si potesse pensare delle canzoni che scrivevo. Io le scrivevo soltanto… Non mi curavo di cosa pensassero Lieber & Stoller delle mie canzoni. Loro non le amavano, ma Doc Pomus sì e le sue canzoni mi hanno spezzato il cuore… Ahmet Ertegun non si curava molto delle mie canzoni, ma Sam Phillips lo fece. Ahmet fondò l’Atlantic Records. Produsse alcuni grandi dischi: Ray Charles, Ray Brown, solo per nominarne alcuni… Ma Sam Phillips ha fatto registrare Elvis e Jerry Lee, Carl Perkins e Johnny Cash… Cercherei di avere la benedizione di Sam Phillips ogni giorno. Anche Merle Haggard non ha mai amato molto le mie canzoni… Buck Owens sì e ne ha registrate alcune nei miei primi anni…
Ah, già. I critici mi hanno procurato rogne sin dal primo giorno. I critici dicono che io non so cantare, che gracido, come un rospo. Perché non dicono lo stesso di Tom Waits? Cosa ho fatto per meritare tanta attenzione? Non ho estensione vocale? Quando avete sentito per l’ultima volta Dr. John? Lego insieme le mie parole, non ho una buona dizione? Avete mai sentito Charley Patton o Robert Johnson, Muddy Waters? Sam Cooke commentò quando gli dissero che aveva una bella voce: “Beh è molto gentile da parte vostra, ma le voci non devono essere misurate per quanto sono piacevoli. Invece importa solo se esse di convincono di star dicendo la verità”».

Parlando della musica di Nashville poi Dylan fa un lungo discorso sul compositore Tom Hall, un’istituzione della patria del country, che pare non potesse capire

«di cosa trattassero questi nuovi tipi di canzoni che stavano arrivando… Era il tempo in cui Willie Nelson prese su le sue cose e si trasferì in Texas: lui è ancora in Texas… Tutto era a posto. Tutto andava bene fino a quando Kristofferson arrivò in città. Oh non avevano visto nessuno come lui… Potete vedere Nashville ante-Kris e dopo-Kris, perché lui cambiò tutto…
I critici hanno fatto carriera accusandomi di aver fatto carriera confondendo le aspettative. Davvero? E’ proprio quello che faccio. Quello che penso. Confondere le aspettative. “Che fai per vivere?” “Oh confondo le aspettative”. Che vuol dire? “Perché capita proprio a me, Signore?” Io li confonderei, ma non so come farlo…»

Poi Dylan fa l’elogio di MusiCares che si è presa cura di un musicista di rockabilly, Billy Lee Riley, che fu amico suo e che riuscì a piazzare un solo hit nelle charts, Red Hot, con l’ironia che lo contraddistingue Dylan, dice:

«Non lo troverete nella Rock and Roll Hall of Fame… Billy Lee Riley non è là, non ancora”… Adesso me ne vado, probabilmente ho dimenticato molte persone o detto troppo di altre. Ma è OK. Come nello spiritual I’m Still Crossing Over Jordan Too. “Speriamo di rivederci ancora una volta” e questo succederà, come disse Hank Williams, se “ci sarà la volontà del Signore e se il fiume non sarà straripato”».

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